fiocchetto lilla DCA

Disturbi del comportamento alimentare – come riconoscerli e chiedere aiuto

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È uno dei momenti più atroci e indelebili della mia vita.
È un bellissimo pomeriggio di marzo e sto preparando la merenda per i bambini, con il sole che mi scalda le braccia nude. Fa caldo anche in casa, è veramente una splendida giornata.
Federico, il mio figlio più grande, entra in cucina e si ferma accanto a me. Pallidissimo.
“Mamma… è successo un casino”, dice piano. “È morta la Giulia”.
Il cuore, lo stomaco, i polmoni, tutti gli organi mi affondano come piombo nel fango.

Sono passati sei anni da quel 15 marzo, e ogni volta che sul mio feed di Facebook appare un post della pagina Mi nutro di vita, creata da Stefano Tavilla in onore di sua figlia, piango.
Le lacrime sgorgano copiose e silenziose.
Anche di notte, ancora penso a Giulia, la vedo nell’ingresso di casa nostra che ride abbracciata a Carolina, la sua migliore amica. La vedo alla fermata dell’autobus, perché con Federico facevano un tratto assieme, e so che a volte la accompagnava fino a casa dopo scuola se era stata una giornata difficile, e agli incontri con la psicologa per essere certo che non li mancasse quando lei non se la sentiva di andare. Avevano solo 13 anni, facevano parte di un piccolo gruppo di amici fidati che si guardavano le spalle a vicenda.
Per mesi dopo la sua morte la scorgevo nelle strade del nostro quartiere in una testolina bionda, e il cuore mi saltava fuori dalla gola e per un secondo mi dicevo: “è lei, non era vero, eccola lì!”. Autentiche allucinazioni di chi non vuole credere alla realtà.

Ma la realtà è che Giulia, che soffriva di disturbi del comportamento alimentare, che aveva l’aspetto più sano del mondo e gli occhi vivi come il fuoco, è morta di notte, dormendo, perché il suo cuore provato dalla bulimia ha smesso di battere. A soli 17 anni. A pochi giorni dal tanto atteso ricovero in una struttura specializzata.

Ve ne parlo in maniera così diretta e personale perché voglio attirare la vostra attenzione su una malattia così grave e così diffusa che è la seconda causa di morte dei giovani italiani dopo gli incidenti automobilistici. Sì, i DCA, e l’anoressia nervosa in particolare, sono il disturbo psichiatrico con il più alto tasso di mortalità: sotto i 25 anni, uccidono più del cancro.
I danni fisiologici (al sistema cardiovascolare, renale, osseo, riproduttivo) possono diventare irreversibili.
Anche i danni alla vita sociale delle persone colpite sono molto alti.

Eppure non c’è un reparto dedicato ai DCA in ogni ospedale. Nemmeno ogni 10 ospedali.
Giulia era in lista d’attesa per un ricovero fuori regione, e quell’attesa è complice della sua morte, esattamente come se le fossero mancati gli antibiotici per curare un’infezione. In uno dei Paesi più ricchi del mondo, nel terzo millennio.

In Italia sono tre milioni le persone che soffrono delle più conosciute anoressia, bulimia e binge eating, ma anche di nuove malattie come ortoressia, vigoressia e drunkoressia (in fondo all’articolo un glossario).
Un’epidemia che colpisce per il 96% donne e per il 4% uomini.
2,3 milioni sono adolescenti, con un’insorgenza sempre più frequente nei bambini: si registrano casi già a partire dai sei anni, con gravi conseguenze sulla crescita.

Questi sono “solo” numeri – così grossi che, lo so, si spersonalizzano.
Così, per dargli un volto, avevo pensato di mettere qui, adesso, tra queste righe, una foto di Giulia: con gli occhi che le brillano e le guance vellutate dei suoi 17 anni.
E dirvi: “Guardatelo, questo viso, e riportatelo alla mente quando vi chiedete se vostra sorella, se il vostro amico, se vostra figlia, se la persona che vedete nello specchio ogni mattina ha un comportamento alimentare non ordinario. Perché non sono cose succedono solo agli altri. Perché si può stare così male da essere in fin di vita eppure sembrare un fiore di bellezza. Non fatevi ingannare dall’aspetto, osservate i comportamenti”.
Ma poi ho capito che Giulia non deve essere esposta senza il suo consenso. Non serve la sua foto, è comunque tutte le ragazze, i ragazzi, i bambini e le bambine, le persone mature che stanno attraversando la sua stessa malattia.

Se i DCA toccano voi o un vostro caro, chiedete subito aiuto, perché ogni giorno è importante.

I disturbi del comportamento alimentare si possono superare – ma non è possibile farlo da soli. Serve un trattamento integrato “costruito da un piccolo esercito di professionisti (medici, psicologi, dietisti, filosofi, infermieri) che a 360 gradi affrontano queste complesse e insidiose patologie. Cercando di aprire un varco nel muro del controllo ossessivo della patologia anoressica attraverso il lavoro sul corpo, sulla parola, sul sogno”, dice Laura Dalla Ragione, Presidente della Società Italiana Riabilitazione Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso.

Questi sono indirizzi utili:

•    www.disturbialimentarionline.it numero verde 800180969

•    La mappa delle strutture attive oggi: www.disturbialimentarionline.it/mappa-dca

•    Consult@ Noi – Un’associazione fatta da associazioni sparse nelle varie regioni italiane. consultanoi.weebly.com/le-associazioni
•    Un opuscolo introduttivo da leggere: consultanoi.weebly.com/opuscolo.pdf

•    Società Italiana Riabilitazione Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso www.siridap.org

E ora chiedo io un aiuto a voi, insieme a Stefano Tavilla: firmate questo appello perché il Parlamento istituisca ufficialmente il 15 marzo la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, simbolo della lotta ai DCA.

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In Italia questa giornata viene osservata già dal 15 marzo 2012 in memoria di Giulia con molti eventi – quest’anno saranno più di 100 in altrettante città.
Ma quello che chiediamo è un impegno costante e serio da parte delle Istituzioni e del Ministero della Sanità, con l’attivazione capillare di cliniche e centri specializzati su tutto il territorio nazionale per la cura di quei tre milioni di persone che hanno ugente bisogno di attenzioni mediche.

Cos’è l’anoressia nervosa

Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza. L’anoressia è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti ‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi e alla bilancia. Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

Diagnosticare l’anoressia non è sempre semplice in soggetti molto giovani, perché i cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso e altezza possono mascherarne le prime fasi. Nei bambini, è più comune che l’anoressia si manifesti attraverso altri sintomi, come la nausea e il sentimento di non fame. Nelle ragazze, invece, uno dei sintomi più classici è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi, sintomo che però non si applica a giovani adolescenti che ancora non abbiano avuto il menarca o, al contrario, alle ragazze che prendono la pillola anticoncezionale.

L’anoressia si manifesta in due modi:
•    con restrizioni, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti.
•    con abbuffate e successiva eliminazione: alimentazione compulsiva seguita da vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, iper-attività fisica per perdere peso.La persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare, impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa.

Cos’è la bulimia nervosa

Una persona bulimica si abbuffa in modo molto diverso da quello che avviene quando normalmente si mangia troppo. Le caratteristiche tipiche del comportamento bulimico sono:
•    ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro di due ore, e solitamente di nascosto da altri
•    la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il proprio comportamento
•    l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte

Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. Se questo comportamento diventa ripetitivo, ad esempio si manifesta due volte alla settimana per tre mesi, si è di fronte a un chiaro segnale di disordine alimentare.
A lungo andare, un soggetto bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca di occultare il proprio comportamento agli altri, anche se la propria forma e apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, o avere un peso oscillante, diversamente da una anoressica che è sempre sotto peso.

Esiste anche un genere di disordine alimentare non definito. Secondo l’American Psychiatric Association, la metà dei pazienti anoressici finiscono con l’avere anche sintomi di bulimia, e in qualche caso i pazienti bulimici sviluppano comportamenti anoressici.

Cos’è il binge eating disorder (BED)

Il disturbo da binge-eating (binge-eating disorder, disturbo dal alimentazione incontrollata) è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato da abbuffate analoghe a quelle della bulimia, ma che non vengono seguite da pratiche di eliminazione o compensazione. Chi ne è affetto, quindi, è quasi sempre obeso o in notevole sovrappeso e soffre psicologicamente per questa condizione molto più di persone obese che mangiano in modo non compulsivo. Molti pazienti cercano ripetutamente di seguire diete finalizzate alla perdita di peso senza riuscirci, ricavandone una profonda frustrazione. Circa la metà delle persone affette da disturbo da binge-eating soffre anche di depressione, insorta precedentemente o successivamente allo sviluppo del disturbo alimentare.

In genere, il disturbo da binge-eating interessa soggetti adulti, principalmente uomini.

La presenza di abbuffate ripetute almeno una volta alla settimana per almeno tre mesi, caratterizzate dall’ingestione compulsiva di grandi quantità di cibo in tempi relativamente brevi e a prescindere da una reale sensazione di fame, e l’impossibilità di seguire diete ipocaloriche nonostante un sincero desiderio di perdere peso sono chiari segnali che la persona soffre di questo disturbo alimentare. Come nel caso della bulimia, le abbuffate vengono effettuate in solitudine, sono associate alla sensazione di perdita di controllo sulle quantità di cibo assunto e terminano soltanto in seguito a una sensazione di pienezza eccessiva e sgradevole. Mancando il comportamento compensatorio, inoltre, le abbuffate sono immediatamente seguite da malessere fisico e psicologico, con forte senso di frustrazione, disgusto verso se stessi e riduzione dell’autostima. La diagnosi è rafforzata dall’evidenza di sintomi depressivi.

 

I nuovi disturbi alimentari registrati negli ultimi anni sono la drunkoressia dei giovani che digiunano per poi bere e ubriacarsi, la vigoressia di chi (soprattutto uomini) è troppo attento al fisico, e l’ortoressia, l’ossessione per il cibo salutare e poco calorico.

(Fonti del glossario: www.epicentro.iss.it/problemi/anoressia; www.harmoniamentis.it/disturbi-della-nutrizione-alimentazione-disturbo-incontrollata)

L’associazione Mi nutro di vita raccoglie fondi necessari alla divulgazione e alla sensibilizzazione. Se volete contribuire, potete farlo qui.

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Commenti (2)

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    Alice

    |

    L’articolo è molto ben fatto, ma vi siete dimenticati il BED (binge eating disorder, o disturbo da alimentazione incontrollata), dove il paziente si abbuffa ma non mette in atto comportamenti compensatori come vomito o lassativi, e scivola inesorabilmente in un circolo vizioso che porta verso la depressione e il disgusto di sè.

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      sasha carnevali

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      hai ragione alice, lo inserisco.

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