Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – luglio 2017

La mia pasticceria preferita? L’ho tenuta nascosta per gelosia, ma oggi il dovere civico mi spinge a rivelarvi il segreto. E poi: il giorno più bello della nostra vita, il bunker di Ninja, oi dialogoi con un ottenne (che ciaone De Crescenzo).

1° cosa bella – camminare con un bambino di otto annimamam e figlio

Mamma, ti immagini un signore alto 10 chilometri?

Mamma, secondo te qual è il superpotere migliore?

Mamma, se avessi la super velocità ti porterei in braccio fino a casa, perché anche se non ho la superforza ci metto un attimo e neanche me ne accorgo di quanto pesi!

Mamma, è più ricco Zio Paperone o Bruce Wayne?

Mamma, sai come sarebbe bello se il nostro gatto mangiasse una mosca e poi potesse volare? Volerebbe da noi!

– Mamma, sono eccitatissimo: la nuova tuta di Spiderman è stata disegnata da Tony Stark e ha più di 78 gettate di raganatela!
– Più di 78? Quindi… 79?
– 79… forse anche 80!

– Mamma, se trasformassimo la nostra casa in Villa Wayne…
– Un momento: come faremmo?
– Con i soldi!

Mamma, sai come vorrei la mia casa quando sarò grande? Con i muri fatti di lava! Così quando non mi serve più qualcosa lo butto contro la parete e swoosh! Non c’è più!

Papà, sai cosa vorrei? Una mano robotica che mi tiene indietro capelli quando cammino, così non mi vanno negli occhi.padre e figlio

2° cosa bella – il giorno più bello della nostra vita

coppia

Anni fa mio padre disse una cosa che non mi aspettavo: “Il giorno più bello della mia vita è stato quando sono venuto a trovarti nella tua nuova casa, e ti ho vista lì, tra le tue cose, con il tuo compagno. Pensai: mission accomplished”.

No, non aveva l’ossessione di maritarmi come il povero Saro Urzì di “Sedotta e abbandonata”: ma sapeva che lo scopo di vita di un genitore è vedere i figli felici e indipendenti.

E io ci ero arrivata: innamorata, con un programma di vita definito e scelto autonomamente, nella mia prima casa.

Da quella sera del 1992 mio padre ha sicuramente avuto altri due “giorni migliori della sua vita” grazie a mio fratello e a mia sorella.

E da allora anche io ho aspettato, pregustandomelo, di poter assaporare con mio marito il giorno più bello della nostra vita.

Che è arrivato proprio durante questo afosissimo luglio, in un appartamento di Milano, dove abbiamo potuto vedere nostro figlio, la sua compagna, la loro pancia (qualcuno si è perso che sto diventando nonna?!) e il loro cane finalmente liberi da coinquilini di merda®, finalmente insieme dopo un allettamento per gravidanza a rischio, finalmente padroni della loro prima casa.

Tra scatoloni, sedie che mancano, il materasso ancora in terra, felici come penso non siano mai stati.
E noi pure.

3° cosa bella – Pasubiopasubio_camaiore

Il piano è questo: tra 11 anni ci trasferiremo “in campagna”. Sì, anche quando si sta per diventare nonni si fanno programmi di vita.

Stiamo godotianamente aspettando che il piccolo, che entra in terza elementare a settembre, finisca il liceo per poterlo varare in qualche università, lasciare la città e andare a vivere nella tenuta che i miei nonni comprarono dopo la guerra, e dove già abitano mio padre e mio fratello.
Mia sorella arriverà dopo di noi, perché lei è molto più giovane e sarà quella a cui toccherà portarci dall’otorino e dal salumiere (“SASHA, HA DETTO CHE SONO DUE ETTI E VENTI: CHE FA, LASCIA?” “Eh? Ha detto che ho due menti? Non c’è più rispetto, si stava meglio quando c’erano le mezze stagioni!”).

pasubio camaiore

Comunque, richiamo della casa avita a parte, il motivo principale per cui vogliamo andare a vivere nel delizioso borgo toscano di Camaiore è Pasubio, il bar-pasticceria-pizzeria che si trova in “via di mezzo” e che cuoce tutto in un grande forno a legna:

  • la scarpaccia (zucchine novelle, il loro fiore, abbastanza farina per tenere tutto insieme in una specie di ostia croccante)
  • la torta di pepe
  • la cecina e la focaccia più buona del mondo (che messe insieme fanno la “pattona”, nomen omen che penso renda l’idea di come vada giù facilmente)
  • le pizze della Tinona
  • i cantucci e i befanini
  • le crostate di cioccolato e pere, di crema al limone, di riso, e soprattutto quella di ricotta che viene fatta solo al venerdì quando arriva la “riotta bona”, e che la nonna mi comprava per il puro gusto di vedere una ragazzina farsi fuori una torta intera in meno di 24 ore, e che ancora oggi è il mio dolce preferito in assoluto.
tina pasubio camaiore
Tina: “La foto te la faccio fare, ma devi scrivere che sono la commerciante più bella della Versilia!”

Andare da Pasubio è una gioia per tutta la nostra famiglia da tre generazioni: ci facciamo colazione, ci pranziamo, ci passiamo a prendere la focaccia calda anche se manca mezzora alla cena, ci facciamo “de’ discorsi” con i tre fratelli che lo hanno ereditato dai loro genitori, a sentire le storie di paese che sanno raccontare con quel senso dell’umorismo preciso (e caciaro allo stesso tempo) che scorre solo nel vero sangue toscano.

Pasubio sarebbe il mio best kept secret, ho il terrore che cambi e di non trovare un giorno i miei bomboloni al cioccolato.

Ma, genti che seguite Cakemania, vi voglio troppo bene: meritate di assaggiare quella torta di ricotta. Andateci di venerdì, e dite a Francesco che vi manda la Carnevali.Francesco pasubio camaiore

4° cosa bella – come far convivere analogico e digitale

bambini colgono more

I personaggi:

Lui – 8 anni, figlio di ingegnere e di blogger. Da grande vuole fare l’inventore tecnologico (o il capo di una fondazione tipo la Nintendo)
Io – la madre di Lui
Lei – 9 anni, figlia di scultore e di insegnante d’arte. Da grande vuole fare l’erborista (ha già cinque libri sulle piante con tutti i  nomi e i disegni)

                 Esterno, giorno. Lungo una siepe di more.

Lui – Sai come sarebbe bello se si potessero numerare le more e poi sorvegliare la loro maturazione? Tipo che questa è la 17, ha la sua videocamera collegata all’iPad, e da casa posso monitorare quando è pronta…

Io – E come si potrebbero numerare?

Lei – Con un bigliettino!

Una cosa che anche no – il bunker

rete antigatto

L’avevamo messa quando il primo figlio aveva un anno e mezzo e cominciava a lanciare macchinine: ci sembrava poco igienico far cadere dal quarto piano dei modellini bburago in testa alla gente seduta al bar.

Poi è arrivato il secondo, e quando ha finalmente conquistato l’età della ragione per non arrampicarsi fuori dalla ringhiera, abbiamo provato l’ebrezza di goderci pranzi e cene al fresco senza stare chiusi nella rete del nostro pollaio glorificato.

Per una sola estate, perché poi è arrivato il terzo.

Che invece è un bambino particolarmente pauroso coscienzioso, tanto che a questo punto avremmo potuto serenamente affrancarci dalla grata di Guantanamo… se non fosse arrivato il gatto.

gatto ninja
La foto è storta perché tanto, grazie a Ninja, viviamo nella sciatteria più bieca.

Che invece è particolarmente cretino avventuroso, e trova interessante funambolare sui fili su cui stendo il bucato – (che ricordo: sono al quarto piano) o tentare di scalare il gelsomino per poi fare lo scivolo sulla tenda da sole e atterrare sulla testa della gente là sotto, seduta al bar.

Così, quella che prima era una rete di sicurezza che arrivava ad altezza vita di un adulto, adesso è un vero bunker che si erge fin sopra la nostra testa.

Ecco, volevo lagnarmi di quanto è divertente dover sganciare, snodare e srotolare il complesso sistema mobile che protegge il balcone della cucina ogni volta che devo stendere un costume bagnato, allontanando con il tallone un Ninja che sui fili ci vuole andare a costo della sua stessa vita e per ripicca mi morde le caviglie.
E poi riarrotolare, legare e agganciare tutto il sofisticato accrocchio.

Rete da polli, corda elastica, legacci del pane da tramezzino: solo mezzi altamente sosfisticati, in casa nostra.

Appendiceruota-panoramica

Mamma, se quella ruota panoramica avesse il superpotere di Flash andrebbe velocissima e ci farebbe da mega-ventilatore! Tanto l’aria, attraverso la rete, ci passa!

#freefreesetthemfree