marzo 2017

Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – marzo 2017

marzo 2017Ogni mese vi racconto le cose che mi hanno colpito: nel bene soprattutto, ma anche nel male. Come rimediare all’astinenza di serie inglesi in costume, il sacchetto del brodo, i sacchetti dell’Ikea, la spesa in montagna e lo stalking di Netflix hanno segnato il marzo del 2017.

1° cosa bella – costumoni per gli orfani di The Crown

the crown

Brava gente che siete in astinenza da “Downton Abbey”, che aspettate la seconda serie di “The Crown” (Netflix, avevi detto febbraio, a che gioco stai giocando??) e avete bisogno della terapia per sedare il bisogno cronico di signorine inglesi che prendono il tè: ghe pensi mi!
Prima di tutto, se non avete un abbonamento a Netflix, attivate il mese di prova gratis e fatevi una panciata di “filmoni in costumone” e serie televisive della stessa risma, generi di intrattenimento in cui mi pregio di pensarmi un’autorità.
Ho cominciato letteralmente 30 anni fa a battere negozi e e-commerce inglesi alla ricerca di tutto quello che aveva una scollatura impero, una crinolina, un floscio capello edoardiano, un discorso di Winston Churchill alla radio: dai primi ‘800 alla Seconda Guerra Mondiale penso di saperle tutte. Ho proprio una bella collezione di costumoni.
<spolvera vezzosamente i DVD con il piumino, sorridendo tronfia>
Se vi interessa la mia “umile” opinione, i due film più belli secondo me sono “Camera con vista” di James Ivory (1985, da E.M. Forster), e “Ragione e sentimento” di Ang Lee (1995, da Jane Austen).
Le serie più belle “Flambards” (1979), “Orgoglio e pregiudizio” (quello con Colin Firth, 1995) e “Downton Abbey” (2010).
Flambards batte tutti i titoli sopra a mani basse. Datemi retta, guardatelo. Lo trovate su Amazon.it (senza sottotitoli però).
Ma per stasera, a letto con l’iPad e le cuffiette mentre vostro marito fa la Settimana Enigmistica (sto descrivendo troppo…), cosa potete guardare?
Buttatevi subito su “Land Girls”, che per cominciare ha ben tre stagioni, è quello che dalle mie parti si diceva “un troiaio” e che qui descriverò invece come “tanti amori e intrecci, ma molto educati”.
Le ragazze lavorano nei campi (le land girls erano chiamate a mantenere in piedi l’agricoltura britannica durante lo sforzo bellico degli anni ’40) indossando sempre dei vestiti e delle camicette a fiorellini di seta che signora mia è proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio!

land girls
C’è chi ama “Call the midwife” (chiama l’ostetrica!), che si volge negli anni ’50 nei quartieri più poveri di Londra. Io ho partorito con dolore già tre volte e vedere donne in travaglio a cui viene forzato un clistere bollente da una suora dai modi spicci, anche no. L’ho mollato subito, ma se siete meno suscettibili, sappiate che mia madre e mia sorella sostengono che sia tanto bello e assolutamente da vedere. Sei stagioni!
Rebellion”, una sola stagione, parla (appunto) della ribellione irlandese alla corona inglese durante la Prima Guerra Mondiale. Passione politica e un sacco di morti. L’eroina spara vestita da sposa (bei pizzi).
North and South”, uber-vittoriano dal romanzo di Elizabeth Gaskell, tanta povertà tra gli operai, sale da tè con aspidistra e Victoria Sponge tra i borghesi, sguardi intensi da un lato all’altro della stanza tra amanti che non si capiscono e si incontrano solo una volta ogni tre mesi.
The Paradise” – storia di un commerciante-sosia di Robert Downey Jr e della sua brillante commessa bionda. La nascita del marketing (che volgavità!) e sguardi intensi da un lato all’altro della stanza tra amanti che non si capiscono e si incontrano tutti i giorni in negozio.

2° cosa bella – il sacchetto del brodo

signora patmore

La signora Patmore è il mio personaggio preferito di Downton Abbey: fisicamente, mi ricorda tanto mia suocera, di cui sento tanto la mancanza; aspirazionalmente, fa la cuoca nella cucina più bella del mondo®.

La cucina di Downton Abbey

La cucina di Downton Abbey. Photo © Daily Mail

Ovviamente la signora Patmore doveva farsi il culo a strisce per produrre una semplice vellutata (vai di mulinello, di setaccio e poi di mussola), mentre io ho un frullatore degli anni 2000 che sembra un motore fuoribordo.
Però mi piace pensarmi lei quando mi calo nel ruolo della brava massaia da periodo bellico che fa di necessità virtù (sì, non è molto filologico, lo so) e lavoro al mio sacchetto del brodo.
Vi spiego cos’è: tengo un grosso sacchetto da surgelati in freezer in cui butto, man mano che mi capitano, gli ingredienti di un buon brodo o di un fondo di cottura. Quando sbuccio le carote, quando tolgo le pelli più coriacee alle cipolle e ai porri, quando cimo il sedano, quando elimino i gambi di prezzemolo, tutti questi scarti vanno nel sacchetto del brodo.
Lo stesso vale per le carcasse del pollo arrosto e del coniglio in umido, per le ossa di bistecca e degli ossibuchi.

sacchetto del brodo
Quando voglio fare il brodo rovescio questo agglomerato congelato in una grossa pentola, ci butto dentro qualche grano di pepe nero, due foglie di alloro, tre chiodi di garofano e un petalo di anice stellato (che “tira fuori” il sapore di carne come non mai: provatelo anche nel ragù), magari una crosta di parmigiano (surgelo anche quelle, danno una base di umami a brodi e minestre impagabile), copro d’acqua e tre ore dopo ho un bel brodo, buono e gratis.
Non ho inventato niente, eh: il “tutto fa brodo” è una pratica quotidiana millenaria, che però sembra essere caduta in disuso delle case e rimasta viva nelle cucine dei ristoranti tradizionali (e non solo: l’ho visto fare da René Redzepi in quella di Noma).
Però penso che tutti dovremmo avere un sacchetto del brodo pronto per essere svuotato ed essere goduto in un risotto o con dei tortellini. Non ci costa niente!

3° cosa bella – i sacchetti dell’Ikea

istad ikea

È da quando, ancora bambina, li ho visti nei telefilm americani che gli Ziplock mi sembrano il ne plus ultra del lusso: sacchetti con la cerniera… usa e getta! Roba da crollo dell’Impero Romano, così pratica, così efficiente, così assurdamente inutile ed utile allo stesso tempo, e un tale spreco di risorse materiali (che gli manca a una ciotola con un piatto sopra, o se proprio vogliamo fare i vitelloni… a un Tupperware?)!
Ci ho messo qualche gita all’Ikea prima di farmi coraggio e spendere 2,50€ per 60 piccoli sacchetti per alimenti richiudibili.
(Se pensate che sia una con dei paletti bizzarri, leggete delle mie unghie).
La volta dopo, ho comprato gli altri formati; ora ho la serie completa di Istad – dai 6 litri ai 4cl.
Mi sono lasciata così rapire dalla goduria di questi involucri, dalla bellezza delle piccole agevolazioni quotidiane che non mi sono mai concessa prima: ho riorganizzato il freezer e creato scorte di peperoncini, croste di parmigiano, cotenne di prosciutto (per le zuppe di legumi), foglie di basilico, il famoso sacchetto del brodo.

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La treehugger che è in me non avrebbe saputo cedere a tanta rovina morale, se non avesse potuto sperimentare che questi sacchetti sono abbastanza resistenti da passare in lavastoviglie ed essere riutilizzati più volte.
L’Imelda Marcos che è in me quando apre la credenza e vede 140 sacchetti in 6 formati e colori diversi del valore di 10€ totali, si sente la donna più irragionevolmente ricca del mondo.

4° cosa bella – parlando di scorte alimentari: cosa comprare da mangiare e bere in Val Gardena

birra lineusa

Con la birra di montagna, il gusto ci guadagna!

La prima settimana di marzo facciamo sempre la nostra vacanza in montagna.
A me non piace sciare.
Anzi: odio sciare, giacché sono stata obbligata a farlo fino ai 16 anni, quando mi sono ribellata come ogni adolescente che si rispetti e ho detto: “Nonna, non vengo più con te: ho da studiare latino”. HA! ERO TROPPO PUNK!
Ma digredisco.
A me non piace sciare, ma – si sa – mi piace mangiare.
E così la mia settimana bianca è spesa in gran parte a fare la tassonomia dei negozi e ristoranti con i prodotti più buoni e con il miglior rapporto qualità-prezzo della Val Gardena, in Trentino.
Per chi ci va per la prima volta, per chi scia o fa trekking nei paraggi, questi sono i miei consigli per gli acquisti a Selva e dintorni.

vini trentini

Il vino lo prendiamo al ritorno, sul ciglio dell’autostrada: proprio a 200 metri dal casello di Bolzano Nord, c’è un’enorme enoteca (fornitissima anche di Gin): Winestore. Ormai è una tappa fissa, la scelta è tanta, i prezzi buoni, i vini sempre molto soddisfacenti.

cibi trenitini

Il cren migliore, con la più alta percentuale di rafano, è quello di Zuccato; si trova nei supermercati. Come i finferli secchi per cambiare dai soliti porcini, e il favoloso formaggio Alta Badia, una sorta di cheddar compatto ma ricco e cremoso, dal sapore deciso senza essere pungente. Si fa mangiare a etti come se niente fosse, anche da solo…

I salumi, da Tito (ha 10 botteghe in Trentino; quella di Selva è in Strada Meisules 153): speck, carne salada e kaminwurtz (salamini di cervo, cinghiale, maiale etc. essiccati al camino) prodotti da una singola azienda familiare che alleva le proprie carni in montagna…

pane del trentino

Pane di fichi e noci per la colazione, treccia di brioche (scusate se non è arrivata intera alla foto), panini di bretzel per lo speck, e schüttelbrodt (“pane scosso”, una schiacciata di segale e lievito di pasta acida con semi di cumino, finocchietto o trigonella croccantissima che dura dei mesi e che deve essere tradizionalmente rotta con un pugno ben assestato al centro – ahi). Dal panificio Costa, Strada Meisules 258.

E allora, come li vogliamo usare tutti questi bei sacchetti Istad?

Una cosa che anche no – Netflix che ci controlla i passi

netflix-personal-trainer

“Divano e Netflix” – Netflix and chill – è ormai un modus vivendi irrinunciabile per chiunque lo abbia provato: tutto e subito a disposizione, ovunque ci si trovi.
Ne siamo così dipendenti, che il servizio di streaming americano ha pensato… di renderci ancora più dipendenti.
Grazie a Netflix Personal Trainer (che dobbiamo pure costruirci da soli seguendo questo tutorial) possiamo farci gufare dai nostri personaggi preferiti mentre facciamo sport, e se non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo dati (cardio, distanze, un 7 in latino), questo device ferma la musica che stiamo ascoltando o il video che stiamo guardando (Downton Abbey sulla cyclette? Celo.).
E ci fa redarguire con una frase d’incoraggiamento pronunciata da Pablo Escobar, BoJack Horseman, la regina Elisabetta e così via.
Se fermi i pedali della cyclette, si ferma anche il video.
Vuoi vedere la signora Patmore finire di comporre quella gelatina per la cena di gala di Lord Grantham? PEDALA.
Non so a voi, ma a me fa venire in mente “Every breath you take, every move you make, every bond you break, every step you take: I’ll be watching you”.

Io dico che in cambio di tutto questo stalking, Netflix dovrebbe almeno darci la seconda stagione di The Crown.




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Commenti (2)

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      sasha carnevali

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      ahahhahah MAGARI

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