Il primo regalo, quello perfetto

© Candy Confections

L’altro giorno un mio collega si è trovato di fronte a un grave problema: il primo regalo di compleanno per la sua compagna. La loro storia è iniziata da poco e lo scoglio del primo compleanno insieme è arrivato troppo in fretta. Ha qualche idea, ma le boccio tutte.
Avanza l’ipotesi “profumo” , “cosa usa? Fiorito? Fruttato? Cipriato? Orientale o Legnoso?”. Alza le spalle, “sa di buono”. Troppo poco per poter consigliare, il profumo è un regalo comune, si dice che sia il regalo di chi non ha idee o di chi non conosce abbastanza l’altro. Non penso sia giusto, anzi, il profumo abbisogna di grande intimità, è molto personale; io uso solo fragranze francesi, mai fruttate, mai dolci e di profumi mai usati o poi riciclati è pieno il mio armadietto. No, il profumo non è un primo regalo, eliminato.
Una borsa. “Qual è il suo stile?”. “Etnico”. “Sì, ma grandi o piccole?”. Il silenzio che ne consegue mi fa bocciare questa proposta. Eliminata.
“Trucchi?”. No, quelli no. Bisognerebbe comprare una trousse e di solito non si indovinano mai i colori e chi la riceve ne usa la metà. Terminate le solite banalità, il mio collega mi guarda, lui ha idee orientate sulla tecnologia, ma c’è questo piccolo problemino: lei è la donna meno aperta alla tecnologia che conosca. È proprio vero che gli opposti si attraggono. A volte.
Com’è problematico, il primo regalo. Non deve essere qualcosa di troppo costoso, potrebbe spaventare, risultare inopportuno. Non può essere qualcosa di troppo personale, poiché ancora non ci si conosce bene. Ed è meglio così, la bellezza sta tutto lì, nello svelarsi poco a poco, come dice Jane Eyre: “Le ombre non sono meno importanti della luce”.
Non ricordo il primo regalo che comprai al mio ex, ma conosco bene l’euforia e la paura di esporsi, quel voler piacere e rendere felice. Arrovellarsi su e per qualcuno è un’esperienza esaltante e disperante, il tempo che passa, il compleanno che si avvicina e quel pensiero fisso che addolcisce i lineamenti. Il viso del mio collega sembra diverso mentre mi parla, felice, preoccupato, la tipica espressione di chi si sta innamorando o di chi già lo è. Invidio chi, come lui, riesce a dimostrare così facilmente i propri sentimenti, anche con un semplice sorriso. Non che stia parlando di cuoricini negli occhi, è una felicità riservata, ma nuova, che torna a essere discreta quando ti ci abitui. Mi guarda speranzoso, vuole un suggerimento, una risposta. Vuole continuare a conquistarla, vuole renderla felice, non vuole deluderla. Ha bisogno di un parere, un consiglio, un suggerimento. E si fida di me.
E allora qual è il regalo perfetto? Anche se non conosco la sua compagna, ho il compito di dare una risposta, anzi, la risposta, quella giusta. Per farlo poche domande, che mi permettono di scremare le varie opzioni. Alla fine, in pausa pranzo, andiamo insieme a comprare il regalo. Malizioso quanto basta, elegante e semplice. E poi parla, racconta di come lei gli appare, di quanto è bella, di quanto gli piace.
È stato apprezzato.
È bello sapere di essere stata utile. È bello rendersi conto che qualcuno si sia rivolto a me per risolvere un problema.
È bello pensare che da un anno ci chiedete un consiglio, un aiuto, un suggerimento o semplicemente ci sorridete. Questo è il regalo perfetto che scartiamo oggi, il giorno del nostro primo compleanno insieme.

Di Titty Paternoster