Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – maggio 2017

Cose che mi hanno cambiato la vita: quando i figli non ti svegliano più per dirti che sono svegli, le Birkestock a tutte le ore, il potere magggico dei fiocchi di avena, l’affascinante universalità del “fattapposta” e la scoperta che esiste l’incoerenza bio-non-degradabile.

maggio 2017

Ogni mese vi racconto le cose che mi hanno colpito: nel bene soprattutto, ma anche nel male. I figli che non ti svegliano per dirti che sono svegli, le Birkestock a tutte le ore, il potere magggico dei fiocchi di avena, il fattapposta e l’incoerenza bio-non-degradabile  hanno segnato il maggio del 2017.

1° cosa bella – l’indipendenza al risveglio

bambino che legge

Il primo cucchiaio portato alla bocca, i primi passi, il primo disegno, il primo film al cinema… quante prime volte preziose ci sono, nella crescita di un figlio!
Vengono i lucciconi a ricordarle tutte, ma niente mi commuove, nemmeno il primo “mamma”, come la prima domenica mattina che ti svegli, guardi l’orologio e hai un attimo di panico: come mai il bambino non è ancora venuto a dirti che è in piedi?

I nostri tre figli non hanno mai voluto che gli accendessimo la tv o gli scaldassimo il latte: solo interrompere il nostro sonno per dirci che erano svegli, e ciaone. Aggratis.

E allora corri a vedere se è ancora vivo, perché la morte in culla è un incubo che ti porti dietro fino ai 90 anni.

E lo trovi raggiante sul divano, sotto la coperta, davanti ai Ninjago, con lo yogurt in mano e le Gocciole ai piedi.
Ha fatto tutto da solo, ed è così felice della sua autonomia, di potersi godere la casa silenziosa e scegliersi la colazione, che non lascerà più questa conquista.
Il piccolo, che ha 8 anni, ci è arrivato da qualche mese.

Nei weekend, non avendo il coprifuoco scolastico della luce spenta alle 21.30, legge perfino da solo, invece di ascoltare noi fare le voci di Geronimo Stilton o Willy Wonka.

E nei giorni scorsi, quando aveva la febbre alta e gli ho detto dandogli la buona notte: “Lascio aperte la tua porta e la nostra, se ti svegli chiama”, lui mi ha risposto con tono meh: “Per dirti cosa?”.

Passatemi un Kleenex!

2° cosa bella – Birkenstock, non solo sandali da suora laica

birkenstock-woman
Imelda del sandalo di castità

Sì, va bene, non sono sexy – a meno che il vostro fetish non siano le girotondine e le autostoppiste tedesche.
Ma una volta provate le Birkenstock non si torna più indietro, e almeno per quanto mi riguarda, mettere qualcos’altro ai piedi diventa spiacevole.

Ho cominciato una decina di anni fa con un paio di “zoccoli” di camoscio verde bottiglia che usavo solo in casa – anzi, i primi tempi solo quando mio marito era in ufficio, perché mi sentivo proprio annichilita da quei brutti cosi sgraziati.

Poi mi è passata la voglia di toglierle quando lui rientrava, e gli ho suggerito di guardare da un’altra parte, magari nei miei occhi, e di farsene una ragione: visto che oramai lo avevo intortato con fede al dito e un numero consistente di figli, il sussurrato “per bene apparire bisogna soffrire” si è trasformato in un gesticolato “e sticazzi”.

Da questa illuminazione zen è nata una piccola collezione di infradito, clog, Mary Jane e sneaker con la suola di sughero e la pianta larga.

Oggi posso dire con orgoglio che sono l’Imelda Marcos delle scarpe brutte. Ed è una cosa bella

3° cosa bella – i fiocchi d’avena

muesli

Nel tentativo di organizzare una colazione che non mi faccia fiondare su pane e salame alle 11 (son problemi, per di chi lavora da casa), ho preso a consumare quotidianamente i fiocchi d’avena.
Ne avevo un ricordo mestissimo, quello delle cene a base di porridge che mia madre ci propinava quando non aveva voglia di cucinare. Il messaggio in codice era: “Non ti piace il mio sugo di pelati? Beccati ‘sto insipido pappone da orfano di miniera, poi mi dici”.

Photo © The spruce
© The Spruce

Porridge: pòriǧ› s. ingl. usato in ital. al masch. Fiocchi d’avena bolliti, scodellati nel piatto senza tanti complimenti, irrorati latte e zucchero. Vedi anche la voce “Tristezza per favore vai viaaaa”.

fiocchi-d'avena

Invece i fiocchi d’avena usati nei crumble, nei biscotti, nei muffin, nel muesli con lo yogurt, nelle barrette di cereali fatte in casa sono una gran bella cosa: non solo hanno un bel “morso” (soprattutto una volta tostati in forno per 15’), ma riempiono la panza e rilasciano energia più lentamente rispetto al frumento.

barretta-cereali

Jamie Oliver suggerisce di usarli come riempitivo nelle polpette al posto del pane ammollato nel latte, frullando insieme filetto di maiale (che è un taglio fra l’altro molto economico), fagioli cannellini, fiocchi d’avena, uovo, erbe aromatiche. Ho provato e le polpette risultano supernutrienti, morbide e buonissime!

polpette jamie oliver
© Jamie Oliver

4° cosa bella – il fattapposta

il-fattapposta
Io facevo la foto, ma ridevo lo stesso

Una catanese-milanese, una viareggina-genovese, un salentino-napoletano e un napoletano-genovese pranzano insieme.
Come in una barzelletta del Fantasma Formaggino si lanciano una sfida: chi può portare l’esempio più bello di espressione vernacolare del proprio borgo natìo?

Si classifica terzo il colorito “Delafia, ha detto scànsiti”, dal toscano “alla faccia dell’organo riproduttivo femminile, potresti addirittura farti più in là”, reso in italiano dal più succinto: “nientemeno!”.
Esempio:
“Bada ganzo lullì: ha vinto un milione all’Enalotto!”
“Delafia, ha detto scànsiti!”

Secondo, il rafforzativo siciliano “M’ammoriri meo mà”, “Mi deve morire mia madre (se non è vero ciò che sto affermando)”, usato come intercalare vagamente permaloso (non provare a non crederci, o è lupara bianca).
Esempio:
“Hanno ammazzato compare Turiddu!”
“Ma no, Mamma Lucia: giusto 10 minuti fa scinnìu a pisciare il cane, e ci trovai anche Turiddu, m’ammoriri meo mà!”

Sul podio, il partenopeo “fattapposta”, sostantivo passepartout che rimpiazza quello che hai sulla punta della lingua o che vuoi far credere di avere sulla punta della lingua.
Esempio:
“Pasquale, parlami della scoperta del bosone di Higgs”
“Professò, e quello il bosone di Higgs è stato teorizzato nel 1964, ma rilevato solo nel 2012 col fattapposta del CERN”
“Bravo Pasquale, si vede che hai studiato: 8!”

Una cosa che anche no: green come sto ceppo di… (no, non di legno)

dottor male

Ci vuole il genio del Dottor Male per mettere in commercio dei (peraltro buoni) biscotti di farro certificati biologici, senza olio di palma né lacrime di orfani di miniera, dire che vengono da un poggio come se aveste Giosuè Carducci a mietervi le spighe…

biscott poggio del farro

e poi infilarli in un packaging nei toni naturali della campagna senese… non riciclabile.

IMG_1205

Signori del Poggio del Farro, non ce l’ho particolarmente con voi (ma ce l’ho comunque con voi).
Ce l’ho con tutti quelli che continuano a fare overpackaging, come chi ha impacchettato questa cover e pellicola protettiva per cellulari in tutta questa spazzatura non biodegradabile (foto del mio amico Marco):

overpackaging

È overpackaging tutto il packaging non riciclabile, anche se è uno strato solo.

La carta delle uova di Pasqua ad esempio.
Le buste dei biscotti, come quella che ha attirato la mia attenzione.

In genere tutto quello che è “doppio” richiede più sforzo in fase di produzione, riciclo e smaltimento.

Eppure si può fare di più e meglio: prendo l’esempio di Latte Tigullio, la centrale che fornisce la Liguria, il cui classico cartone da litro è interamente riciclabile al 100%, senza dover separare il tappo dalla confezione, perché anche questo è di carta.

Io intanto ho capito che stavo dando per scontate troppe virtù, soprattutto per quanto riguarda i produttori di cibo biologico, e ho deciso che d’ora in poi quando comprerò qualsiasi cosa starò attenta alla confezione quanto agli ingredienti: m’ammoriri meo mà!