Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – aprile 2018

Di fiori, cani, aiuole, ponteggi e la ricetta più facile, economica e veloce per sentirsi felici.

1° cosa bella – Euroflora

euroflora-2018

Euroflora: tutta all’aperto, incastonata tra mare e monti, nell’erba, sotto il cielo, come deve essere per piante e fiori.

I genovesi sono famosi per il loro mugugno, che è il lamento dell’abitudinario che non vuole essere scocciato e per il quale ogni novità è deprecabile. Beh, anche le cose vecchie sono deprecabili: i genovesi sono tutti CT del campionato nazionale della faccia in giù.
Quindi ovviamente si lamentano di Euroflora perché non si parcheggia da nessuna parte per due settimane in ben tre quartieri, perché è stata pedonalizzata una via così bella che Antibes se la sogna, perché aemmu sempre fettu cuscìe.

Invece è una mostra bellissima che vi consiglio di visitare (chiude il 6 maggio), arrivando in treno a Genova Nervi (NO MACCHINA), così vi troverete direttamente davanti la biglietteria e l’entrata dei parchi.

Io sono andata di lunedì mattina con mio figlio, e ammetto che la presenza del mio novenne tecnologico renderà indimenticabili quelle tre ore che ci abbiamo passato: davvero non speravo che avrebbe accettato la mia proposta di alzarsi presto per andare a guardare dei fiori.
Per coinvolgerlo fin da subito gli ho affidato la piantina e il compito di scegliere una pianta da comprare per la nostra terrazza.

Gli sono piaciuti dei fiorellini che entrambi credevamo fossero viola perché portavamo gli occhiali da sole… finché proprio lui non si è accorto che togliendoli diventavano blu Yves Klein!

euroflora-Genova

Tra i nostri spazi preferiti, l’installazione Red Wave, 1800mq di margherite in due tonalità di rosso che creano percorsi a spicchi di 120m…

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e l’esercizio di stile degli studenti dell’istituto agrario locale:

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I musei che si affacciano sui parchi, antiche ville patrizie che ospitano collezioni permanenti di arte moderna davvero notevoli, partecipano con trionfanti composizioni floreali sotto i loro soffitti stuccati.

stucchi

villa-gam-Nervi

Una delusione invece il molto pubblicizzato labirinto: “Non c’è scelta: è un percorso, non un labirinto! È un labirinto FAIL!” ha osservato il mio giovane lettore di libri game. In effetti si trattava di un sentiero tra alte piante, niente in cui si rischiava di essere mangiati da un minotauro…

Sono rimasta colpita dall’organizzazione: nel raggio visivo hai sempre un punto di ristoro con prodotti tipici (focaccia e vino bianco in testa), tante sedie per riposarti, paramedici che percorrono in lungo e in largo i vialetti dei parchi con sedie a rotelle e defibrillatori (l’età media dei visitatori direi che è over 65).

Per i gourmet c’è anche il pop-up restaurant dello chef stellato Ivano Ricchebono: un’elegantissima terrazza con cortine di mussola bianca. Il punto di forza di Ricchebono sono i dolci, che valgono davvero il pranzo intero. Per una cakemaniaca che guarda i fiori, certi dettagli sono importanti!

euroflora 2018

2° cosa bella – Le aiuole del signor Catocci

Marciapiedi, balconi, fontane… tutto è in fiore a Genova, in queste settimane per spargere il seme di Euroflora: spero che sia un seme che darà il frutto del sorriso e del colore.

Ma c’è chi al verde pubblico si applica privatamente anche quando i riflettori puntano da un’altra parte:

volontariato

Il signor Catocci, proprietario di un negozio di mobili per ufficio che ha una geniale visione su come deve essere configurato uno studio o la camera dei ragazzi (scrivania a goccia rivolta verso la porta, cosicché chi sta seduto abbia il controllo totale della stanza invece che guardare un muro come un carcerato di Guantanamo: gli abbiamo dato fiducia per tutti e tre i figli).

Ora che è in pensione, il signor Catocci cura le aiuole di una piazza vicino casa mia, che sotto le sue mani sono diventate bellissime, rigogliose di palme, agavi e varie piante grasse.

In questi giorni, oltre a tenerle pulite, l’ho trovato intento a creare un mosaico di ciottoli presi sulla spiaggia per scrivere il nome del nostro quartiere.

mosaico

L’ho ringraziato per quello che fa e da come gli si è allargato il sorriso ho avuto l’orribile sospetto che nessuno si sia mai fermato a fargli i complimenti per il suo impegno.
Eppure, nonostante l’indifferenza che lo circonda, sapete cosa mi ha risposto? “Quando finisco voglio far piantare ai bambini una pianta ciascuno: così imparano la loro importanza. Che ne pensa?”

Che è un’idea meravigliosa signor Catocci. Il mio porterà dei fiorellini blu.

3 ° cosa bella – il Rifugio Sherwood

rifugio sherwood genova
Greta al Rifugio Sherwood

Il nome è ben scelto: sulle pendici di una collina verdissima, lo Sherwood accoglie cani in attesa di adozione e gli dà un vero rifugio.

Con un intero bosco a diposizione per correre, esplorare e divertirsi e, quando è il momento di mangiare e dormire, niente gabbie ma stanzette riscaldate e ampie, con cuccia e ciotole per pappa e acqua; una per ogni bestiola, per due se sono fratellini o cani particolarmente legati.

Quando sono arrivata le volontarie presenti stavano portando in braccio due bellissimi cagnoni appena arrivati da un appartamento in cui vivevano con altri 11 cani, senza mai uscire, nemmeno per i bisogni. Erano così terrorizzati che non riuscivano a camminare, non conoscendo il mondo all’aperto.
Ecco, loro hanno avuto una stanza insieme.

Io però ero lì per Greta.

adottare un cane

Sognavo che saremmo diventate una cosa sola, io e Greta. Due bionde inseparabili a fare la spesa, a fare passeggiate, accoccolate sul divano dopo cena.
L’ho guardata con il cuore stretto per mesi sul sito del Rifugio, perché non potevo semplicemente andare a prenderla. In casa non è ancora il momento per prendere un cane, devo aspettare almeno il prossimo autunno.
Poi mi sono decisa: in attesa del momento giusto saremmo diventate amiche, per facilitare a Greta l’inizio della sua nuova vita.

Ma solo perché una cosa ti sembra naturale non è detto che si avveri.

Greta ha bisogno di una famiglia e di una casa, ma non della nostra.

Parlando con Simona, la volontaria che ci ha introdotte, sono venuta a sapere che Greta era in un branco di randagi in Sicilia, e deve essere stata maltrattata da degli umani.
Ha paura delle persone che non conosce e quindi abbaia e mostra i denti, e noi abbiamo sempre un turbinio di bambini in casa.
Ha paura della strada, e io posso solo portarla a passeggiare in strada.
Non è un cane che puoi portare al ristorante o in autobus, mi hanno detto. E noi siamo via quasi tutti i weekend, spesso per ristoranti.

Greta è estremamente affettuosa, intelligente e ubbidiente, adora fare il bagno (“è un pesciolino”) ma uno stile di vita come il nostro sarebbe terribilmente stressante per lei, e non potrei mai metterla in una condizione di tale disagio.
È fatta per stare nel verde; uno stagno o anche solo una piscinetta e sarebbe in paradiso. Ha bisogno di una famiglia raccolta, in una casa che non è un porto di mare. Adora la compagnia degli altri cani e ha tantissima voglia di stare con degli umani buoni: si avvicinava a me perché voleva fidarsi, ma poi saltava indietro impaurita.

Anche se al Rifugio Sherwood passa la giornata a giocare nel bosco con i suoi amici ed è adorata dai volontari, io cerco casa per Greta: due anni, sterilizzata, microchippata, vaccinata, ubbidiente, affettuosa, intelligente, bellissima, golosa di biscotti.

Ve la presento io personalmente ♥️

canile
La stanza di Greta ha comunque le sbarre…

4° cosa bella – lykke, facile essere felici

È già uno dei miei libri preferiti di sempre: si chiama “The little book of lykke”, ed è l’opera seconda di Meik Wiking, autore di quel “Hygge, la via danese alla felicità” che ci ha messi tutti in calzettoni spessi e ci ha fatto comprare troppe candele all’Ikea.

Lykke significa felicità in danese, ed essendo Wiking il direttore dello Happiness Research Institute che ogni anno stila la classifica mondiale delle nazioni in ordine di tasso di felicità… beh, di come si fa a stare bene ne sa qualcosa.

Meik, che ho avuto il piacere di intervistare per il suo primo libro, si è inventato il mestiere di ricercatore della felicità: la va a scovare in tutti i paesi del mondo, da dove ci si veste con gonnelline di paglia a dove si va dalla cucina la bagno su un Ninebot; la misura con statistiche e questionari, anche se sa benissimo che è soggettiva (così come lo stress: ognuno ha la sua scala da uno a 10); la spiega e la riassume, in tutte le sue contraddizioni (in alcuni dei paesi più felici c’è il tasso più alto di suicidi: forse perché in mezzo a tanto buonumore, chi si sente solo si sente ancora più disperatamente solo?).

Studiando, ha rilevato che i sei perni su cui gira la felicità sono:

  1. lo stare insieme
  2. i soldi
  3. la salute
  4. la libertà
  5. la fiducia
  6. la gentilezza

E che tutti funzionano se portano a quella che Aristotele chiamava eudaimonia, una vita spesa consapevolmente con uno scopo.

Sentirsi utili è la ricetta più facile e a portata di mano di chiunque, anche la persona più chiusa, per essere felici.

Si può regalare il proprio tempo stando seduti a casa, da soli, firmando petizioni (se andate sul sito di Amnesty International o Green Peace, una tira l’altra).
Portando la spesa alla signora del quinto piano.
Raccogliendo bottiglie di plastica abbandonate sulla spiaggia.
Scambiando due parole con la gattara che nessuno ringrazia perché dà da mangiare ai mici e si porta via tutto quando hanno finito (gatti sì, topi no).
Essendo attivi nella scuola dei propri figli (io edito il giornalino di sette scuole, con una soddisfazione che nemmeno Meik saprebbe misurare).
Organizzando la cena sociale per i colleghi.
Portando quattro bambini all’allenamento del calcetto o due cani in braccio da una macchina a una stanzetta con le sbarre per farli sentire più al sicuro.

Anni fa intervistai Ambra Angiolini su un unico tema: il volontariato. Mi raccontò che tutte le sere andava in ospedale per passare del tempo con i malati di AIDS, fargli compagnia, aiutarli in quel che serviva. “Guarda che lo faccio per me, eh: mi fa stare bene” mi disse salutandomi, temendo di essere fraintesa. Non voleva passare per una santa, ma dare a tutti una dritta.

È il solito adagio: è meglio dare che ricevere. In fin dei conti, basta un’aiuola di quartiere.

Una cosa che anche no – Le mie prigioni

Tanto bella Euroflora, tanto bel turismo portato in città, eh, ma ora mugugno anche io.

Ho richiesto i permessi per mettere i ponteggi e rifare la facciata a gennaio.
Una pratica che in genere prende una settimana, due se proprio si è sfortunati.
Tanto che il proprietario dell’impresa edile a fine febbraio me li ha messi su mezza casa, perché domani arriva la pratica, domani arriva la pratica, ce ne stiamo occupando, devono solo passare i vigili che sono a Nervi a controllare la viabilità di Euroflora, ma domani è pronta.
E invece siamo a maggio, e ogni giorno domani arriva la pratica, ma la pratica non arriva perché i vigili si occupano di Euroflora e io sono in queste condizioni PER NIENTE:

ponteggi
Le mie prigioni, fotografate da Caterina Scolari

Perché finché non si chiude l’anello dei ponteggi il cantiere non è in sicurezza e non si può lavorare, ma tanto domani arriva la pratica.
Euroflora chiude il 6 maggio, e io sono chiusa nelle mie prigioni, al buio, da più di due mesi.
PER NIENTE.