Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – maggio 2019

Strillo di imbarazzo e commozione, contrabbando torte, guardo formaggi come se fossero filmetti porno, abbraccio i camalli di Genova.

1° cosa bella – “commovente, ottimismo, irriverente”

Jonathan, Karamo, Tan, Antoni e Bobby di Queer Eye
Jonathan, Karamo, Tan, Antoni e Bobby di Queer Eye

Queste sono le tag che Netflix usa per definire ufficialmente Queer Eye, il programma che adoro guardare con mio figlio Pietro.

Pietro studia a Torino ma il mercoledì è spesso a casa, per cui abbiamo fatto del nostro pranzo infrasettimanale sul divano davanti a Queer Eye un appuntamento che io attendo con l’anticipazione che sarebbe più ragionevole investire in una cena a lume di candela con Keanu Reeves (sì, sì, se non fossi già sposata con l’uomo più bello del mondo, sì, sì).

La serie è del tipo makeover: si mettono a posto aspetto fisico, guardaroba, casa/luogo di lavoro, e di conseguenza stile di vita e autostima dei protagonisti della puntata.

Gli “operatori” sono cinque uomini omosessuali: Antoni (si occupa di cibo; bellissimo, ricorda Anthony Perkins), Bobby (interior designer; adottato da bambino e cacciato di casa da ragazzino perché gay), Tan (esperto di moda; di origini pachistane), Karamo (life coach; piuttosto viscido) e Jonathan (cura della persona, grooming; il più camp dei cinque, e un vero umorista).

recensione queer eye
Momento “cheesy” di grande imbarazzo mentre guardiamo Queer Eye

Come si diceva sui cartelloni dei film ai tempi antichi, “si ride e si piange”, ci si imbarazza fino strillare e a coprirsi gli occhi (i candidati sono persone timidissime, e vengono esposti al mondo intero), ci si abbraccia felici nel vedere una cuoca con una dentiera che non poteva permettersi, una giovane lesbica (adottata da bambina e cacciata di casa da ragazzina perché gay…) diventare un’icona LGBTQ, un ragazzo transgender ottenere i documenti di identità che rispettano il suo vero genere. E poi vedovi con figli piccoli, poliziotti, nerd, pompieri…

È tutto molto commovente e ottimista – ma non irriverente: Queer eye dispensa consigli e aiuti pratici a persone. Alcune sono etero, alcune non hanno una vita sentimentale o sessuale, alcune sono omosessuali, o bi, o transgender, o fluid.

Tutte hanno bisogno che Bobby je spicci casa e Jonathan gli tagli i capelli.

E tutti noi abbiamo bisogno che sia data piena visibilità a identità (concetto opposto a quello di stile di vita) che fino a poco tempo fa si volevano ignorare e addirittura denigrare.

Le famiglie felici sono tutte uguali, scrisse Tolstoy. Le brave persone sono tutte uguali, dico io. E sono ugualmente, trasversalmente distribuite tra tutte le inclinazioni sessuali, tutte le circostanze socio-culturali, tutte le aree geografiche e tutte le possibilità economiche.

Perfino tra le specie: guardate i fab 5 fare un make over a una cagnolina in cerca di adozione, e prendersi un po’ giro per una buona causa.

2° cosa bella – l’imbarazzo della scelta

Io e Pietro chiediamo sempre, alla fine di ogni puntata, quale sia il nostro “fab 5” preferito.
Ridiamo delle uscite cheesy di Karamo (come tradurre cheesy? Formaggiose, esagerate, imbarazzanti, un po’ false…), della fissazione di Tan per il “french tuck” (abbiamo anche una tesi complottista, ma la rivelerò solo a chi me lo chiederà nei commenti), e delle pose da pin-up del bellissimo Antoni.
E poi discutiamo su chi sia più “utile”: Bobby o Jonathan?

Bobby che ha un profilo Instagram molto pratico e ispirazionale per la casa, Bobby che ha una storia dolorosa alle spalle e un marito di cui è innamoratissimo nel presente. Bobby che ci fa dire: aaaahhhh.

Bobby berk Dewey
Bobby Berk e suo marito Dewey (foto dal suo profilo Instagram)

O Johnny, la checca pirotecnica che fa pattinaggio artistico e stand up comedy mentre sdogana l’immagine di un uomo di 32 anni malportati, con la panza da birra e i mustacchi da biker, che posa nudo e va alle serate di gala vestito come una donna di mezza età che compra tutti suoi vestiti di una taglia più grande? Johnny che ci fa strillare: AAAAHHHH?

Jonathan Van Ness
Jonathan Van Ness (foto dal suo profilo Instagram)

3° cosa bella – il Paese del Bengodi

piatto di formaggi
Foto © Taste

C’è un hashtag che volete seguire. Credetemi. È: #cheeseplatter.

È cheesy nel miglior senso del termine, cioè è pieno di formaggi.
E sottaceti.
E crostini.
E verdurine.
E frutta fresca. E frutta secca.
E salumi.
E grissini, pizzette, focacce, preztel. Acciughe, ostriche, mieli e composte.

Sono piatti, taglieri, vassoi, guantiere ricolmi di tutto quello che il vostro cuore può desiderare per l’aperitivo: un caleidoscopio di formaggi e una cornucopia di mille sfizioserie.

cheese platter glory
Cheese platter da House of Nash Eats (con suggerimenti per la composizione)

Così come quelle stampe del ‘700 con le montagne di maccheroni e i fiumi di vino ne sono il simbolo antico, oggi ogni foto taggata #cheeseplatter è l’immagine pinterestabile Paese del Bengodi.

Uscite il gorgonzola e le olive: tocca a voi!

4° cosa bella – l’ortazzo e la schiscetta dell’amicizia

torta di mandorle
Questa torta di mandorle è stata testata con le nocciole. Nessuno si è fatto male.

Il lessico famigliare è quel vocabolario che si forma all’interno di un gruppo di persone che interagiscono in modo complice. Credo che la definizione sia nata con il titolo della famosa (e bellissima autobiografia) di Natalia Ginzburg… o chissà, magari esisteva già.

Tutti ne condividiamo uno con le nostre cerchie di frequentazione: parenti più stretti, parenti allargati, amici, vicini (anche quelli che ci stanno sulle balle), colleghi. Basta una parola che tutti gli altri troverebbero fuori contesto per riconoscerci come “coloro che hanno accesso al codice segreto”. Ne ho parlato meglio in questo vecchio post, con esempi molto pratici.

Dopo più di sette anni online, anche la community di Cakemania ha il suo lessico famigliare. E solo nell’ultimo mese sono uscite due definizioni che mi sono piaciute così tanto che ne ho fatto una rubrica e un’abitudine ufficiale.

La prima è l’ortazzo: nome inventato per il mio orto in terrazzo da @lecosedinonnamariella. Potete seguire l’evoluzione dell’ortazzo nelle mie Instagram Stories del venerdì, quando dedico la giornata a spunti per una vita più green e condivido le esperienze di chi è più bravo di me.

La seconda è la schiscetta dell’amicizia: suggerita da Giulia di @mamma_pret_a_porter per definire quel contrabbando di dolci che passa da un’amica all’altra in tupperware a misura di una fetta di torta. Un vero cake club clandestino che guarda a un grande ricettario condiviso come il trebbiatore guarda verso il sole dell’avvenire nei poster di propaganda russa.

La schiscetta dell'amicizia
La schiscetta dell’amicizia

Il mio mercato nero di assaggi passa dai lati di un triangolo a cui vertici stanno casa mia, casa di Flavia e casa di Vittoria. Tre amiche che sperimentano facendo viaggiare la schischetta dell’amicizia, magari accompagnata da un fiore, o un po’ di bietola dall’ortazzo.

Una cosa che anche no – il Paese del Soffritantoeuropee 2019

Viste le statistiche, di due persone che leggeranno questo mio post, una non sarà d’accordo con me.

Il 26 maggio l’Italia ha votato in massa per un coagulo di partiti che vogliono i morti. Che rifiutano il soccorso in mare, che propongono di mettere un taglia su ogni testa soccorsa, che hanno messo per strada dall’oggi al domani centinaia di famiglie già accolte in strutture dove avevano alloggio e la possibilità di mandare i figli a scuola, per strada e poi chissà dove, perché queste famiglie sono sparite dal radar.

Che fa queste cose con metodi propri delle dittature militari (rosse e nere, americane, europee, asiatiche), che propone di abolire il reato di apologia del fascismo perché il fascismo non sarebbe una cosa brutta, ma se paragoni il decreto sicurezza alle leggi razziali del 1938 perché entrambi fanni i morti, allora mandano la Digos nelle scuole (LA DIGOS) a sospendere gli insegnanti. Ironico, eh.

Tutto stringendo il rosario, quel rosario che da secoli ad ogni preghiera ci insegna di fare al nostro prossimo quello che vorremmo fosse fatto a noi.

Tutto vocandosi a Maria, quella Maria che ha partorito in una stalla in terra straniera, dove nessuno voleva accoglierla, dove era scappata per non far uccidere il figlio che portava in grembo. Ironico, eh.

La mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita uccidono facendosi il segno della croce e portando oro ai santi sugli altari. La destra italiana, e tutti quelli che l’hanno votata, pure.

tweet papa
E il bello è che sono pure atea.

Appendice – barconi e balconibenvenuti lanterna

Oggi arriva nel porto di Genova la nave che ha raccolto un gommone di migranti, accolti a bordo dopo averli dovuti lasciare in avaria per una notte per volere del Viminale.

I lavoratori portuali hanno messo lo striscione BENVENUTI sulla Lanterna, il faro cinquecentesco simbolo della nostra città. È il più alto del Mediterraneo: che lo vedano tutti.

benvenuti lanterna

(Foto della Lanterna da Repubblica)