Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – marzo 2016

marzo 2016Ogni mese vi racconto le cose mi hanno colpito: nel bene soprattutto, ma anche nel male.
I miei amici che si sposano, il segreto di una torta impossibile svelato, un libro divertente e utile, la primavera e la questione della fedeltà nel matrimonio hanno segnato questo marzo 2016.

1° cosa bella – i miei amici si sposano

fidanzamento red carpet cake design
Marco in ginocchio davanti a Davide nel giorno del suo 40° compleanno. Foto di Sara Drovandi.

La legge sulle unioni civili è FINALMENTE passata, e a un mese dal suo sigillo due dei miei migliori amici si sono fidanzati: Marco si è inginocchiato davanti a Davide con un anello di brillanti nella scatolina del gioielliere, come nelle barzellette della Settimana Enigmistica.
Il diritto di poter fare un gesto così normalmente romantico e tradizionale da far parte dell’immaginario pop collettivo ed essere ridicolizzabile, le coppie eterosessuali l’hanno sempre avuto.
E io davvero non ho mai capito, e mai capirò perché le coppie omosessuali no. Aspetto che qualcuno me lo spieghi, perché la bizza, la tigna di negare un diritto fondamentale come quello all’ufficializzazione e alla protezione dell’amore come se queste potessero in qualche modo danneggiare minimamente una sola persona al mondo… non la capisco.
Quindi aspetto la grande rivelazione, una specie di doppietta di segreti di Fatima che renda manifesta la motivazione dietro a questo crimine contro l’umanità e quella dietro la soluzione finale di Hitler. I grandi misteri della storia della civiltà umana!
Nell’attesa di aprire gli occhi su queste verità, mi congratulo nuovamente con “gli amorissimi”, come tutti gli amici conoscono i Red Carpet Cake Design.
Avranno la wedding cake più pazzesca che si sia mai vista (per capirci, se agli altri le fanno così, cosa faranno per loro stessi??), e Cakemania farà un reportage del dietro le quinte E-S-C-L-U-S-I-V-O.
Davide, Marco: del backstage non lo sapevate ancora, ma sapevatelo adesso.

2° cosa bella – decifrare il Codice Da Vinci delle torte

ricetta-torta-panarello-fatta-in-casa

Essendo nata a Genova, i miei compleanni di bambina sono sempre stati segnati dalla torta Panarello, gloria cittadina dal 1885 e delizia ineguagliata all’aroma di mandorle.
(L’agiografia di famiglia vuole che a tre anni, davanti alla mia torta con candeline e un bicchiere di aranciata, mi sia scandalizzata e abbia esclamato: “Ma siamo così poveri che non possiamo permetterci la sciampagna??”. Già sapevo che la torta Panarello “vuole” accompagnata da una bollicina come si deve).
Come per la torta Barozzi e la Coca-Cola, nessuno conosce la formula segreta della torta Panarello.
Nessuno conosce il segreto della sua soffice grana, quasi una schiuma, nonostante, appunto, sia a base di mandorle tritate e sia pure priva di lievito – lo si sente dal gusto e lo si legge nella lista degli ingredienti: uova, zucchero, mandorle dolci, farina, burro, vanillina.
Ma non c’è forno o pasticceria genovese che non abbia la sua versione (sì, possiamo chiamarla omaggio, ma sappiamo benissimo che sono tentativi di imitazione).
Sicuramente anche un buon numero di milanesi sono impegnati nella ricerca di questo Sacro Gral dei dolci italiani, visto che Panarello ha cinque punti vendita anche all’ombra della Madunina.

Però *rullo di tamburi* la squadra di Cakemania ce l’ha fatta!

Quando mia madre, invitata a festeggiare il suo compleanno a casa mia, mi ha chiesto di prenderle una torta Panarello, mi sono sentita punta dell’orgoglio. La madre di Cakemania che chiede una torta comprata! Con tutto il rispetto per questo dolce perfetto, ci deve essere il modo di replicarlo.
Ho studiato le varie ricette in rete, e soprattutto quella di un’amica e cakemaniaca concittadina, Perla Dagnino, che mi aveva detto di avere in mano un metodo ben testato e molto convincente. Ma quando ho visto che tutte contenevano del lievito, ho voluto provare da sola a rielaborare il classico pan di Spagna con gli ingredienti della Panarello.
Nel frattempo, ho tolto il guinzaglio e la museruola a Barbara Cecconi (che per Cakemania ha realizzato alcune delle ricette più golose: la Sacher, la Mimosa, la pastiera), anche lei genovese e soprattutto sempre pronta al cimento (dalle una sfida culinaria e lei te la fa trovare pronta per… ieri!).
Così mentre io cuocevo la mia, Barbara provava la sua, con una ricetta avuta dal maestro pasticcere Migliaro.
Il risultato?
La mia aveva l’esatto sapore della Panarello vera, ma era più asciutta (e, conseguentemente, di aspetto, il corrispettivo di una culona inchiavabile. Non ve la faccio vedere). È comunque sparita in 5 minuti, tra complimenti sperticati per il gusto.
Quella di Barbara la vedete in foto: PERFETTA. Contiene 2gr di lievito, cosa di cui la filologa che è in me non riesce a darsi pace. Non ho ancora provato a rifare la sua ricetta, ma so che quando la farò, lo toglierò dall’equazione.

Nel frattempo, considero che abbiamo decifrato il codice misterioso di una torta che pensavamo inarrivabile.
Dan Brown, hai il soggetto del tuo prossimo libro. You’re welcome.

3° cosa bella – Dice che sono nel fiore degli anni

sasha carnevali india knight
Selfie notturno con libro divertente

Conoscete India Knight? È una giornalista e scrittrice inglese piuttosto famosa; in Italia sono usciti solo alcuni dei suoi libri, e fra questi vi consiglio il divertente romanzo autobiografico “La mia vita su un piatto”.

Se siete nella mia fascia d’età (diciamo, elegantemente, dopo i 40), vi consiglio ancora più vivamente il suo ultimo: “Nel fiore degli anni”, una sorta di guida per trarre il meglio dallo stile di vita di una donna matura.

Si parla di come trovare il giusto taglio di capelli, di come vestirsi evitando di trasformarsi un clichè iconografico della mezza età (“professoressa di matematica matta”, per dirne uno), di come gestire sessualità e menopausa (lo sapevate che si può restare fertili per ancora due anni dopo l’ultima mestruazione??? LO SAPEVATE????????), genitori senili e/o malati, figli travolti dalla tempesta ormonale, divorzi inaspettati.
Il tutto trattato con mano pratica, autoironia, autostima e consapevolezza (“Perché non dovete più stare sopra quando fate sesso? Mettetevi nude a cavalcioni di uno specchio per terra. Guardate. Ecco perché”).
Confesso che ho iniziato il libro in italiano quando la mia amica Vittoria me lo ha regalato, ma poi me ne sono comprata una copia in inglese (il titolo è “In your prime”) perché la voce della Knight è talmente caratterizzata che ogni parola che leggevo finivo per tradurla nella mia testa in quel suo vocabolario particolare che conosco e seguo da anni come un cagnolino entusiasta.

Quanto sono fan? Dico solo che sono stata tra i primissimi abbonati digitali del Times, forse il primo quotidiano a mettere un paywall quando questa sembrava una scelta assurda, pur di poter continuare a leggere la sua rubrica.
E niente, se masticate un po’ di inglese, davvero, leggetelo in originale: così come non guardereste un film di Totò in tedesco se foste tedeschi ma conosceste un po’ di italiano. Semplicemente, fa molto più ridere.

4° cosa bella – è primaveraaaaa svegliatevi bambine

primavera

Sarà perché sono nel fiore degli anni, ma mi sembra di apprezzare l’arrivo della primavera con sempre crescente fervore.
Lo dice anche India Knight: arrivi a un’età in cui la natura – la flora più che la fauna – diventano la cosa più affascinante del mondo, e il tuo anziano cuore batte all’impazzata perché O MIO DIO cesoie terriccio bulbi api concime e carriole!
Allora porti il figlio a scuola e noti lungo la strada che il sambuco hai i boccioli verdi, quindi tra 10 giorni sarà pronto per essere raccolto e farne uno sciroppo (io lo uso nell’aperitivo Hugo e per fare una gelatina con acqua tonica che diventa fosforescente al buio. Fichissima. Tanto per fare un po’ di name dropping senza vergogna, la ricetta dell’elisir di sambuco l’ha data a Cakemania Bruno Barbieri, ed è quella di sua nonna).
E le ortensie hanno i butti freschi, e il mandarancio è pieno di zagare dal profumo stordente, e nei vasi sul terrazzo posso cogliere il primo coriandolo, le prime insalatine, le prime fragole come una donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole. A volte mi metto un fazzoletto in testa per tirare fuori due ravanelli e meglio immergermi nella mio personaggio bucolico. Sì, sono Maria Antonietta che gioca alla pastorella al Petit Trianon. Tagliatemi la testa per lesa dignità umana!
Sì, si invecchia e si torna bambine. Ma belle sveglie, grazie alla primavera.

Una cosa anche no – guerra agli infedeli

wedding ring
La fede a sinistra vale di più di quella a destra?

Mentre sono molo felice che Marco e Davide possano finalmente sposarsi, mi vergogno tantissimo di far parte di un Paese che nega a una fetta dei suoi cittadini la dignità dei diritti e dei doveri che ha invece l’altra fetta di cittadini.
Come se qualcuno potesse non pagare le tasse, e qualcun altro non avesse le porte del pronto soccorso aperte, e qualcun altro ancora non potesse chiamare i pompieri quando gli brucia la casa.
Non è solo l’abominevole mancanza della stepchild-adoption a rendere deboli le unioni civili e insicura la posizione e la vita affettiva di tanti bambini (una crudeltà gratuita e inaudita: di fatto, per legge, si creano dei potenziali orfani).
È anche la mancanza della parola “fedeltà” in questo tanto atteso statuto, mancanza voluta dalla lobby cattolica che ha dichiarato apertamente che così il matrimonio gay almeno non sarà equiparabile a quello “normale”. (MWUAHAHA. MWUAHAHA!! CIECO ESERCIZIO DI POTERE!!! DATEMI UN GATTO BIANCO DA ACCAREZZARE MENTRE STO SEDUTO SU UNA POLTRONA DI DESIGN ANNI ’70 NEL MIO RIFUGIO DA CATTIVO DI JAMES BOND!)
Perché è importante che Marco e Davide, e Rosa e Bianca siano fedeli gli uni agli altri? Non è una figata che possano concedersi una scappatella senza ritrovarsi con le valigie sullo zerbino e a pagare gli alimenti come “noialtri”?
Ma proprio per niente. E lascio spiegare perché a un post di Roberto Vergelli, vice presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI, che faccio prima.
“Per i giudici <provoca la violazione dell’obbligo di fedeltà, con conseguente addebito della separazione, anche la relazione del coniuge con estranei, la quale, seppure non si sia sostanziata in un vero e proprio adulterio, abbia comunque offeso la dignità e l’onore dell’altro coniuge, in ragione degli aspetti esteriori con cui sia condotta nell’ambiente in cui i coniugi abitualmente svolgono la vita familiare> (Cass. 8929/2013).
Dunque … ci può essere violazione dell’obbligo di fedeltà anche alla luce di comportamenti che niente hanno a che vedere con l’adulterio vero e proprio.

Privare le coppie same sex dell’obbligo di essere fedeli non vuol dire alleggerirle di un onere fastidioso ma gravarle dello stigma dell’incapacità di darsi dignità nella conduzione di un rapporto.
E’ come se si dicesse: potete anche fare finta di sposarvi ma non appare assolutamente credibile che siate in grado di impegnarvi al rispetto l’uno dell’altro.

Un’unione per farsi compagnia, fintantoché non c’è niente di meglio da fare, o nessuno di meglio da farsi. Così, per scherzo.”

Non è quello che mi aspetto dal mio matrimonio. Perché dovrebbero i miei amici?