Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – novembre 2017

Formaggi buonissimi e a poco prezzo, il pandoro che mi ha cambiato la vita, la banda di paese che mi ha fatto piangere, gli occhi di mio figlio quando ha potuto fare l’esperienza che attendeva da anni…

1° cosa bella – la prima volta in albergo di Mariohotel aurora verona

Abbiamo parenti e quindi case sparse in tutta Italia; di conseguenza quando andiamo in vacanza siamo sempre in una casa.
Altrimenti, che sia a Londra o in Val Gardena, l’affittiamo (costa meno, e con fanti e gagine* è più comodo) – tradotto in visione del mondo di un ottenne significa mai un hotel, e molta disperazione!

Il piccolo ce lo chiedeva da sempre di poter provare l’ebbrezza di una notte in albergo e di una colazione a buffet, e la nascita di Pietro III è stata l’occasione per fare i signori e scendere all’Aurora, tre stelle in Piazza delle Erbe, nel cuore del centro del nucleo di Verona (consiglio vivamente).

Ci sono viste impagabili, a questo mondo.

Una è su questa vivace, antichissima piazza.

Piazza delle Erbe.
Piazza delle Erbe. Photo © Fidelity Viaggi

Un’altra è vedere tuo figlio ammutolito e trasfigurato dalla gioia quando trova sul letto un cioccolatino, la televisione e il wi-fi in camera, e un “mulino” che eroga cornflakes a colazione.

colazione in hotel

Cioè, si paga, con la famosa carta di credito, due volte tanto il prezzo normale di stagione perché in città c’è la Fieracavalli.
Ma Mastercard serve bene a quello.

2° cosa bella – il Pandoro Perbellinipandoro perbellini

Verona ha tante glorie: quei due gentiluomini, Romeo & Giulietta, l’Arena, Piazza delle Erbe, l’anfiteatro romano, il bollito con la pearà, il Vinitaly, la Fieracavalli e il pandoro.

Non potevo certo tornare a casa senza averne preso uno davvero buono e, su consiglio degli amici di CakemaniaItalia che stanziano su Instagram, ho comprato per la modica cifra di VENTISEI EURO il pandoro di Perbellini (dando per scontato che fosse dello chef stellato Giancarlo, e taggandolo quindi su tutti i miei social, per scoprire poi che c’è stata una faida stile Capuleti e Montecchi tra parenti dello stesso cognome, che le aziende si sono divise, e yada yada yada, per dirla con Mercuzio, “La peste alle vostre due famiglie”).

La signora che me l’ha venduto nella vecchia drogheria del centro storico mi ha assicurato che dopo aver assaggiato questo non avrei più toccato un altro pandoro nemmeno con uno stecco. E aveva ragione.

fetta di pandoro perbellini
Notate l’alveolatura e i grani di polpa di vaniglia…

Come descriverlo? Una nuvola di burro, per quanto possa essere paradossale. Lo schiacci tra le dita e si appiattisce, lasci la presa e torna in forma, come una spugna di bontà sopraffina.

Altri pandori eccezionali segnalati dai suddetti amici di CakemaniaItalia attraverso Instagram: quello di Stefan Krueger, quello della Dolce Locanda (Verona), quello di Panarello (Genova). Input discordanti su quello di Iginio Massari (Brescia).
Aspettiamo tutti altri suggerimenti postati nei commenti qui sotto!

 

3° cosa bella – la spesa allo spaccio

italian cheese board
In senso orario: guanciale buono, formaggio erborinato di cui non ricordo il nome ma che non ricomprerei, salame buonissimo, Monte Veronese buonissimo, scamorza meh, lardo dolce e burroso, Grana Padano 30 mesi.

Mentre trovo gli outlet di vestiti l’abisso del disagio psicologico (mio, eh: non di chi ci va) e non li toccherei nemmeno con uno stecco, il mio piccolo cuore salta quando vede lo spaccio di un’azienda alimentare.

Subito fuori Verona c’è quello della cooperativa Agriform, praticamente la Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka per chi ama i formaggi. È una questione di scelta e di convenienza: Parmigiano Reggiano e Grana Padano si trovano qui in tutti i gradi di stagionatura, al prezzo dello stracchino no-logo dell’hard discount.

Ho fatto scorta di tutto il bendiddio che vedete in foto (mancano un chilo e rotti di Reggiano 40 mesi perché l’avevo fatto mettere sottovuoto, e in foto era brutto) spendendo 71 euro per quasi 5kg di formaggi più qualche salume: veramente economico.

forme parmigiano reggiano
Cheese porn!

Sono rimasta però delusa dall’erborinato messo sotto acini di uva che mancava di sale ma abbondava di amaro, e dalla scamorza affumicata quasi insapore. Ma esaltata dal Monte Veronese, un formaggio locale ricco e appagante, che a seconda della stagionatura può essere anche grattugiato. Lo prenderò ogni volta che andrò in visita dai miei consuoceri!

4° cosa bella – quando la banda passò

Una mattina a Lazise, durante la vacanza veronese…

Se siete della mia generazione vi ricordate che ogni occasione e commemorazione era buona per far sfilare “la banda e le majorette”.

Se siete femmine vi ricordate anche che sognavate di camminare per strada roteando uno scettro e pestando i piedi, vestite come delle conigliette di Playboy incrociate con dei Playmobil. Quelle calze color carne 480 denari sembravano il massimo del glamour!

Non so se sia legata a questa ambizione infantile o qualcosa che assomiglia all’imbarazzo per un folklore che sta sparendo, ma quando sento passare una banda ora che sono una donna matura mi commuovo.
No, vabbé, faccio coming out. Piango proprio.

In mezzo alla piazza, mentre passano vecchi con la grancassa e bambini con la tuba, sto lì ad ammirare il loro coraggio di marciare in uniformi da Repubblica delle Banane, reggendo strumenti che non faranno mai volare mutandine su un palco, suonando musiche sgraziate che straziano il cuore.

Insomma, sto lì a sentirmi tanto italiana.

Una cosa che anche no – sono tutti matti

Purtroppo non sono solo italiana, ma anche americana (per metà).

Ci sono cose che apprezzo moltissimo della cultura americana, e che vorrei vedere esportate in Italia, come la vera meritocrazia e il senso di poter superare gli ostacoli ammuffiti dell’”abbiamo sempre fatto così”.
Altre cose le detesto proprio: il consumismo, l’arroganza giovanottesca, l’autoreferenzialità costante. La pervasività delle armi e mai un governo che ne argini l’accesso a ragazzini e individui schedati come pericolosi.

In un cinema americano non puoi entrare portandoti un tubo di caramelle da casa, ma puoi entrare con un mitra, come tragicamente dimostrano le stragi che ammorbano costantemente la cronaca nera statunitense.

Le solite parole cretine che devono giustificare l’inveterato appoggio alla National Rifle Association, il demonio – “non sono le pistole ad uccidere, ma le persone che le impugnano”, “era un malato mentale” – sono offensive per le vittime e le loro famiglie.
Ma anche per i malati mentali.

Ammetto che non ci avevo mai pensato prima che Brewster Thackeray, un vecchio amico che lavora a Washington come lobbista a favore delle persone con disabilità, scrivesse su Facebook queste parole due giorni dopo il massacro nella chiesa battista di Sutherland, Texas:

“Da lungo tempo lavoro come sostenitore dei diritti delle persone disabili, e odio il modo in cui i massacri portano ogni volta gli esperti a saltare sul carro del “teniamo lontane le persone con malattie mentali lontane dalle armi”.
Rinforza i vecchi stereotipi che dipingono tutte le malattie mentali come una cosa terrificante, e che tutti coloro che ne soffrono devono essere temuti e soppressi, rinforzando vecchi stigma.
Ma una pistola senza una mano non nuoce a nessuno.
Anche la pistola nel cassetto della scrivania della maggior parte delle persone con una malattia mentale non nuoce a nessuno (così come un’auto o un coltello da bistecca nelle mani della maggior parte delle persone con una malattia mentale non sono una minaccia).
Solo una minuscola frazione di persone con una malattia mentale vuole fare del male agli altri, men che meno causare un omicidio di massa.
E mentre parole come “maniaco” e “matto” vengono buttate qua e là per descrivere gli assassini, molte persone che si macchiano di crimini orribili NON sono definibili malate mentali.”

Lo sdoganamento della salute mentale come parte e pari rispetto a quella fisica, su cui stiamo finalmente lavorando come società, deve passare anche da questi argomenti.

 

* fanti e gagine = bambini e galline (donne), in dialetto spezzino