Top 5 del mese: 4 cose belle e una anche no – ottobre 2017

Il binge watching di Mad Men non ha segnato solo questo mese ma anche la memoria di me, perché sono cresciuta in una famiglia mezza americana, con abitudini, oggetti, cibi radicati in quegli anni ’60 da boom economico kennediano. E poi ho trovato il reggiseno perfetto e una favolosa borsa arancione 🙂

1° cosa bella – scoprire che le mie radici sono vere

betty draper
Pensavo di dover essere così, come Betty Draper

Durante la prima influenza dell’anno mi sono ritrovata incapace di fare qualsiasi cosa che non fosse stare sul divano con espressione bovina e il telecomando in mano.
E così ho pensato di mettermi in pari con lo zeitgeist del 2007 guardando Mad Men: se 10 anni fa tutti impazzivano per Don e Betty Draper, ci sarà un perché?

Pietro, che ha 19 anni e spesso lo guarda con me, trova ridicolo il modo in cui lo show “telefona” l’iconografia anni ’60: le donne incinte che fumano e bevono whisky, le famiglie che dopo il picnic lasciano lattine e piatti nei prati, le segretarie chiamate tesoro e ringraziate con una patta sul sedere quando portano il caffè.

Io invece lo sto guardando con sincera tenerezza, scoprendo che le cose che giravano nella mia famiglia mezza americana e la rendevano imbarazzantemente diversa da quella dei miei vicini di casa… avevano una storia.

È tutta una check-list:

  • La camicia da notte di flanella di Sally Draper io l’ho portata dai sei ai 30 anni.
  • Il succo di pomodoro è il mio drink di default da quando ne avevo cinque.
  • Le perle sempre al collo e il bracciale con le monete al polso, che portavo a 16 anni (a metà anni ’80; vecchia dentro, mi chiamavano gli amici).
  • Il papà che la domenica mattina fa i pancake per tutti.
  • La mamma che la sera si trucca per l’arrivo del papà.
  • Tutto quello che si vede a tavola: i polpettoni col ketchup, i piatti chips&dip (per patatine e salse), il boef bourgignon nelle occasioni, il latte e cereali per cena, il cocktail di gamberi con l’avocado.

    mad_men lunch
    Photo © Carin Baer/ABC

Finalmente riconosco da dove vengo, che ho delle radici: c’è un posto, e sono gli anni ’60 a stelle e strisce in cui mia madre è stata educata da mia nonna. Lo avevo sempre davanti ma non sapevo decifrarlo.

Ora so perché chips&dip sono il mio cavallo di battaglia a tutte le feste. Più delle torte.

2° cosa bella – i giovani affrancati dal coordinato

Caterina: calzino verde, scarpa rossa.

Ci ho messo tanti anni a capirlo, ma poi ci sono arrivata il giorno che ho visto mia nuora Caterina con un vestito che le ho passato per farci stare dentro la pancia con il nipotino in arrivo (il che la dice lunga sulla mia forma fisica).

Ho fatto fare quel vestito per il 50esimo compleanno di mio marito da festeggiare durante un weekend in Costa Azzurra con cena speciale in ristorante bistellato: blu notte, fasciato sul seno con bella scollatura e gonnella svolazzante, non sarà da gala al MET, ma è stato comunque pensato per un’occasione memorabile. “Non da tutti i giorni”, come direbbero mia madre e mia nonna.
Caterina invece lo aveva messo un pomeriggio qualunque, con calzini corti e Birkenstock.

Ora.

Calzini e qualsiasi cosa che non siano pantaloni che coprano la loro vergogna per me, mia madre e mia nonna sono l’abisso della vergogna umana.
Non abbiamo mai accettato lo sdoganamento pedalini + zoccolo di Prada. Il gambaletto a vista non lo troviamo simpaticamente dissacrante; solo brutto.
Siamo di un’altra generazione, abbiamo i braccialetti con le monete che tintinnano contro il bicchiere di gin. Portate pazienza e rispetto con gli anziani.

Ma quel pomeriggio mi ha aperto gli occhi: Caterina era bellissima come sempre, nessun detrimento dal calzino a vista e dalla ciabatta con il vestito da sera.
Era sexy con il suo pancione con lo spirito libero che dimostrava mettendo quello che le andava comodo e basta.

Caterina è come tutti giovani là fuori, come tutti i giovani della mia famiglia: Federico (24 anni) per skatare mette i vecchi pantaloni da consiglio di amministrazione di mio padre, legati in vita con una stringa da scarpe. Gli stanno larghissimi e sono i suoi preferiti: spera sempre che il nonno abbia qualche completo in fresco di lana antracite da passargli.

Pietro a scuola va solo con camicie hawaiane che compra usate al porto di Genova, o con quelle di suo padre i cui colletti lisi sono ormai indecenti per l’ufficio.

Mario a 8 anni sceglie i vestiti in autonomia, e capita vederlo uscire di casa metà rosso e metà verde come un elfo di Babbo Natale.

E io li guardo con ammirazione e una specie di invidia buona: non conoscono le restrizioni mentali a cui ci sottoponevamo io, mia madre e mia nonna e dalle quali non riusciamo ancora ad affrancarci.

Verde e rosso insieme: no.
Rosa e rosso insieme: NO NO.
Giallo su una bionda: mai.
Arancione: non esiste su questo pianeta.
Scarpe e borsa non abbinate per marca, pellame e tinta: stiamo scherziamo.
Più di due colori nella palette dell’ensemble – scarpe, borsa, cappotto e foulard compresi: da galera.
Piede visibile in qualsiasi frangente in cui l’acqua salata o clorata non lo lambisca: ergastolo.
Calzino e sandalo: sedia elettrica e damnatio memoriae.

Per fortuna tutte queste mozze si stanno estinguendo darwinianamente, e il coordinato si vede oramai solo nel mio armadio e su Sciuragram.

Ma forse c’è speranza anche per me: ho comprato una borsa arancione e la metto con tutto. Tranne il calzino a vista.borsa arancione

3° cosa bella – ho trovato IL reggiseno

eggiseno lovable millennium equilibre 14055
No, non sono io.

Poi la smetto con le storie degli anni ’60, ma guardando la biancheria corazzata che svelano le donne di Mad Men quando si spogliano, la stessa che ha sempre girato nei cassetti di mia madre e un po’ anche nei miei, non posso fare a meno di dire a tutte voi che mi leggete che esiste un reggiseno comodo, morbido, che sostiene, che non ha il ferretto, e che non ha le coppe spesse da effetto-gomma sotto la maglietta.

L’ho cercato tutta la vita come il sacro graal e finalmente l’ho trovato a 29.90€ da Lovable: si chiama Millennium Equilibre, e sì, anche se il nome fa molto James Bond non è il genere di brassiere che Daniel Craig ti slaccerebbe a morsi…

Però dà una bellissima forma naturale al seno e, lo devo dire di nuovo, è così comodo che non esito a definirlo la tuta dei reggiseni.

sasha carnevali
Il Millennium Equilibre 14055 ambientato su questa blogger

4° cosa bella – gli elastici di Tigerelastici per capelli

La mia missione contro i ferretti non si ferma a livello dello sterno, ma arriva sopra la nuca.

L’ho scoperto solo ora, ma gli elastici per capelli che vendono da Tiger sono più morbidi e gentili di quelli che si trovano a mazzetti da H&M.
Quelli sono pezzi di elastico chiusi da una graffa di metallo che ogni tanto strappa i capelli; questi sono tagliati da un “tubo” di stoffa elasticizzata zigrinata, come quelli colorati per le bambine, solo di misura adulta e in nuance “naturali” che si possono più o meno fondere con quelle della propria chioma.
Insomma, ora compro solo questi.

Una cosa che anche no – senza la lavastoviglie è incubosenza-lavastoviglie

La lavastoviglie è come la salute: ti accorgi quanto sia davvero importante quando ti viene a mancare.

Prima, la dai per scontato. La carichi fino a sfinirla, vuoi farle fare sempre quel giro in più, e quando stramazza senza preavviso ti ritrovi in mezzo alla cucina in stato di shock, con la teglia della lasagna in mano.

Io odio lavare i piatti quanto amo cucinare.
Odio anche caricare la lavastoviglie.

Le mie amiche Simona e Chiara lo sanno, tanto che quando vengono a cena da me, a un certo punto si alzano e vanno in cucina a rassettare chiamandomi “signora” e facendo l’accento da servetta veneta da commedia all’italiana di Dino Risi.

Io sto lì intorno, metto via il pane, sporziono il dolce, tengo compagnia come una illuminata padrona di casa che è contro la segregazione razziale. Come Betty Draper insomma.

Ma è ormai un mese che aspetto che i tecnici mi restituiscano la lavastoviglie. Davanti quel buco largo 60cm sotto il lavello non posso fare a meno di pensare… “I have dream”.