Top 5 del mese – 4 cose belle e una anche no – ottobre 2018

Cani e supereroi, un anno di nipotino, tre settimane di emozioni e un hotel a 30 stelle dove si può chiedere qualsiasi cosa al room service!

1° cosa bella – Sugar, Shu, Shubi, Shubiz, Shubina

shu
Dormire comode

Ve l’ho detto il mese scorso: la cosa più bella di ottobre sarebbe stata la Shu.

Sugar è con noi da tre settimane, tre settimane molto piene ed emozionanti

La tenerezza di vederla dormire con il muso appoggiato sulle mie gambe, in macchina, dopo averla presa al rifugio.
La disperazione della prima notte che ha passato a piangere in maniera straziante perché voleva tornare a casa.
La sorpresa di scoprire che già la seconda avrebbe dormito serena.
La preoccupazione perché non faceva i bisogni se non slegata, ma non potevo lasciarla libera perché sarebbe scappata.
Il terrore quando è scappata dalla spiaggia, di notte, risalendo un torrente, perché l’avevo slegata perché facesse i bisogni.
L’orgoglio della prima pipì e della prima popò al guinzaglio.
Il momento magico in cui l’ho vista felice per la prima volta, quando si è tuffata in mare e saltando fuori mi è corsa incontro, esplodendo di gratitudine, con gli occhi che strillavano: “Ma che davvero mi farai fare queste cose tutti i giorni??”
Mio marito che aveva osteggiato per anni l’idea di un cane, e che aveva sempre detto che non l’avrebbe portato fuori e non avrebbe raccolto cacche, e che due sere dopo il suo arrivo ha insistito per occuparsi della passeggiata dopo cena, per rientrare raggiante e raccontare tutto quello che la Shu aveva fatto in strada, e che ieri sera ha detto che dobbiamo fare di turni (di diritto, non di dovere).
Mio figlio che non aveva mai voluto andare a scuola a piedi perché in scooter con papà si esce alle 8.08 e alle 8.10 si è in classe, e ora dice ogni giorno quanto è felice di uscire alle 7.50 con me e inseguire la Shu che insegue i piccioni, prendere aria fresca e parlare di supereroi per tutto il tragitto.

verso scuola

2° cosa bella – hotel a 30 stelle

gattini

C’è un gioco bellissimo che mia nipote ha inventato e insegnato a mio figlio: un gioco che può durare ore, che va dai 3 ai 99 anni, che mette tutti di buonumore e che non costa niente.
Si chiama “Hotel a 30 stelle” e si gioca così:

Parte una persona e dice che cosa vorrebbe nel suo hotel a 30 stelle, la seconda dice la sua, la terza pure, e così via:
– “la mia stanza ha una piscina che si apre sotto al letto, con l’acqua calda che fa i vortici, come quella in montagna… e tanti gattini!”
– “la mia un massaggiatore invisibile e muto che usa oli essenziali agrumati e fa passare il mal di schiena prima di dormire!”
– “io ho un robot che scarta le caramelle gommose, che sono tantissime e di tutti i colori, e stanno dentro una piñata a forma di Super Mario da rompere con il pugno di Iron Man!”

Indovinate chi è Marta, chi è Mario e chi è Io.

Hotel a 30 stelle ha un grande potere: non c’è niente che funzioni altrettanto bene per scardinare una situazione lagnosa, distrarre da un malessere (a Mario ha perfino fatto passare il mal di mare) e scatenare grasse risate.

Quando Marta l’ha inventato ha infatti applicato senza saperlo un principio pedagogico consolidato, che si trova ad esempio in “Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino” di Faber-Mazlish (il mio libro preferito di sempre, ha cambiato per il meglio TUTTI i miei rapporti interpersonali), e che è quello dell’escalation.

Esempio (verbatim): state andando a scuola a piedi, tuo figlio è stanco, vorrebbe restare a casa, ci sono quattro ore di italiano, fa freddo, bisogna camminare veloci e gli fa male la milza.

E allora dici:
“Certo che se ci fosse il teletrasporto… faremmo in un attimo: anzi, saremmo ancora a casa a guardare Kid Danger e a bere latte caldo!”
(pausa sorpresa)
“Se ci fosse il teletrasporto, lo userei per andare in montagna, invece di stare in macchina cinque ore, che mi viene il vomito!”
“A chi lo dici, sarebbe il mio sogno: io odio i viaggi lunghi in macchina! Ma secondo te funzionerebbe anche per portare anche le valigie, il cane e il gatto?”
“Sennò potrei essere, io, Flash! A scuola ci arriverei subito!”
“E per la montagna come si fa? Tu sei lì in minuto e io dietro, in macchina, con le valigie, il cane e il gatto per cinque ore??”
“Ma no, mamma: se sono Flash ti posso portare io in braccio! Tanto sono così veloce che non faccio in tempo a sentire che pesi tantissimo!”
“Tesoro bello e caro della mamma, guarda: siamo arrivati davanti a scuola. Vai caro, vai.”

3° cosa bella – Sugar is the new diet

ritratto con shu
Ritratto ectoplasmico torinese – la mia prima passeggiata con la Shu

Tre settimane di cane, due chili in meno.
Io ve lo dico: non tagliate via la pastasciutta, prendetevi un cane e a Flash dite pure che andate da sole: non avete bisogno di essere prese in braccio.

4° cosa bella – Un anno di nipotinononne felici

Esattamente un anno fa, a quest’ora, ero all’ospedale di Verona con la faccia che mi faceva male da quanto sorridevo. Grazia, la mia consuocera, come me aveva la paresi da Joker.

Ci guardavamo e ci abbracciavamo, e piangevamo, perché oltre la parete che avevamo alle spalle c’era il nostro primo nipotino.

Pochi giorni dopo ho scritto un post sul perché i nipoti rendano così felici i nonni, e se non l’avete ancora letto ve lo consiglio perché ho capito una grande verità, che non è (solo) quella (ovvia) di una nuova vita che arriva in famiglia, di quelle manine da mangiare, di quei lavoretti che faranno a scuola per te con le mollette da bucato incollate su un cartoncino tagliato dalla maestra, dei “e allora vado dalla nonna, tanto voi non mi capite!!”. C’è molto di più.

E oggi sono qui per confermarlo: i nipoti sono la felicità dei nonni… perché sono la felicità dei figli.

Una cosa che anche no – i trailer all’UCI Cinemas

johnny english 3

Che nelle grandi catene di sale i film inizino 20 minuti dopo l’orario dichiarato perché prima ti devi sorbettare le pubblicità dell’autoconcessionario e del dentista locale + 14 trailer dei film in prossima uscita, oramai, lo sappiamo tutti.

Ma 20 minuti non sono 35 minuti con triplo giro di set “Lo Schiaccianoci-Mary Poppins-Il Grinch” e “Narcos” (serie Netflix con la gente squartata viva in primo piano), “Red Zone – 22 miglia di fuoco” (film sul terrorismo vietato ai minori), di “A Private War” (film sulla guerra in Libia). Mentre aspetti, di giovedì pomeriggio, di vedere “Johnny English Colpisce Ancora” con tuo figlio di nove anni.

Sono cose che capitano così di frequente che quando, a proiezione finita, ho chiesto di vedere il responsabile della programmazione, quel signore è arrivato a testa bassa, tenendo gli occhi fissi in terra e la coda tra le gambe e dicendo lui stesso prima che io aprissi bocca: “Lo so, signora, lo so”.

Veramente, ti fanno passare la voglia di andare al cinema.

Appendice

No, i lavori non sono ancora finiti. I muratori non sono più venuti a fare le ultime cose (riempire delle fughe, ritoccare pittura qua e là), ma hanno sgombrato il cortile di tutta la spazzatura che tenevano lì e abbiamo potuto rimettere a posto le piante potandole, rinvasandole, trattando la cocciniglia.

Soprattutto, abbiamo potuto mettere uno zerbino grande e nuovo davanti la porta: ha senso pulirsi le scarpe prima di entrare invece di vivere rassegnati ai calcinacci anche in camera da letto.

C’è uno zerbino davanti la porta: è una casa.