Top 5 del mese – 4 cose belle e una anche no – settembre 2018

Che settembre sia il vero gennaio lo pensiamo in tanti: è il momento in cui ripartiamo carichi di idee, buoni propositi, magari anche delle novità concrete oltre che sperate. Cose che cambiano, vuoti che si creano e che vanno riempiti, pieni da svuotare… questo settembre è stato così per me.

passeggiata cane1° cosa bella – Un altro figlio se ne va, e non si sente più bambino

pietro casella comico
Pietro, nella sua foto ufficiale “da comico” (© Davide Colombino)

Ci siamo: dalla prossima settimana Pietro sarà a Torino, a studiare psicologia.
In questo momento sta furiosamente cercando una stanza (a proposito, se vi avanza una stanza: è di bella presenza come ogni scarrafone, cucina bene e fa pure il comico: il coinquilino ideale!), come altre migliaia di matricole, visto che i risultati dei test d’ingresso delle facoltà a numero chiuso vengono pubblicati solo a sette giorni dall’inizio delle lezioni.

Sarà lui tra qualche anno a farmi stendere su un lettino per chiedermi della sua infanzia, e forse allora capirò che aveva ragione mesi fa quando mi rinfacciò di voler prendere un cane per combattere la mia sindrome da nido vuoto.

No, in verità l’ho già capito.

So che sentirò terribilmente la sua mancanza, dei nostri pranzi guardando stand-up comedy e discutendo le tecniche dei vari talenti, delle goduriose cene che prepara quando gli chiedo di darmi il cambio, delle chiacchierate sdraiati sul letto.

Forse però nella sua analisi perde di vista due cose.

La prima, che sono felice che lui, come già suo fratello maggiore, prenda il largo e cominci la sua vita adulta.
La seconda, che sono felice per me perché un cane l’ho sempre voluto, e me lo concedo solo ora che ho tutti i figli abbastanza grandi da potersi fare da mangiare e andare in bagno da soli.

2° cosa bella – Everybody – needs somebody – to love

Quel qualcun altro a cui fare da mangiare e portare a fare la pipì non sarà Greta, nonostante quello che vi ho raccontato negli scorsi mesi.

cane nel bosco
Io e Greta che facevamo bonding nel bosco

Già: ho rinunciato quando ho (finalmente) avuto l’epifania che Greta con me non ha mai veramente legato, nonostante le continue visite al Rifugio, le gite qui a casa, i vari approcci che abbiamo tentato.

I volontari stavano cercando di veicolarmelo in maniera gentile e diplomatica che quel matrimonio non s’aveva a fare, e quando ho espresso la mia perplessità voce alta hanno visibilmente, e sonoramente, tirato un sospiro di sollievo.

Cinque mesi di bionda testarda che vuole quella cana bionda ci hanno provati tutti: loro, Greta, me.
Nell’elaborare il lutto per questo mio povero cuore non ricambiato (l’ultimo giorno che l’ho vista mi ha solo ringhiato e abbaiato), mi sono messa a cercare subito un’altra cana (cagna non mi piace, scusatemi).

E l’ho trovata su Facebook, nel parco del Ticino, presso una santa donna che raccatta cani randagi, malati e torturati, li rimette in sesto e quando si presenta l’occasione giusta li dà in adozione.
Le ho parlato al telefono e le ho spiegato il mio profilo ideale (i sogni son desideri, no?): una femmina giovane ma adulta, desiderosa di contatto umano, buona camminatrice, che sa stare con altri animali, mansueta, e – crepi l’avarizia – di taglia medio-grande e pelo chiaro.
Marina ha esclamato: ce l’ho!

Sono andata a conoscerla pochi giorni dopo, abbiamo fatto una bella passeggiata tra le betulle e i ruscelli e, che dire, mi sono innamorata: Sugar mi ha spinto a terra per fare le coccole, mi ha infilato il muso sotto il gomito e ha sbattuto le ciglia bionde guardandomi negli occhi.shu

Tra una settimana andremo a prendere Shu per portarla a casa. E sarà la cosa più bella di ottobre.

3° cosa bella – “TORNO SUBITO”

carrozzine protesta

Protesta in Portogallo.
Ogni sedia a rotelle ha un foglietto attaccato con scritto “torno subito” o “sto solo prendendo qualcosa”.

4° cosa bella – E quindi uscimmo a riveder le stelle

Mi piacerebbe potervi dire che non ho più operai tra i piedi, che la polvere è stata pulita, che ci godiamo il silenzio e le finestre aperte.

In parte è vero: i ponteggi che a fine maggio dovevano essere portati via sono stati tolti a metà settembre, facendoci scoprire che abbiamo una casa così decorata che sembra una torta nuziale (prima era talmente fané che non lo sospettavamo).

Le finestre sono dunque aperte, ma sporche di calce e pittura. La polvere non si è ancora assestata, perché i muratori devono finire il cortile.

Però vediamo il sole dall’alba al tramonto, e la luna e le stelle di notte.

“I ponteggi sono il male” ha giustamente chiosato la mia amica Eva: da questo inferno cominciato a febbraio e protrattosi per oltre il doppio del tempo previsto stiamo uscendo in questi giorni.
Dobbiamo prima passare dal purgatorio del serramentista, dell’idraulico, degli imbianchini che centellinano i loro ultimi interventi – poi, confido, ci saremo meritati il paradiso della privacy.

Una cosa che anche no – Facebook ha giocato con la mia privacy; e con la tua?

Un paio di settimane fa mi è arrivata una notifica strana: un uomo kazako aveva messo like a un mio post.
Giusto due giorni prima avevo tagliato il numero dei miei contatti per avere più libertà di espressione e di condivisione di cose personali, tornando al principio che mi ero data nel 2008, quando mi sono iscritta a Facebook, di avere come amici solo persone con cui ho mangiato. Lo so: molto cattolica, come prospettiva, per un’atea convinta.

L’ho fatto anche con un po’ di dispiacere per persone che mi stanno simpatiche e che ho incrociato per lavoro, ma mi ero resa conto che stavo diventando una specie di guardona per proteggere i miei pensieri e la mia famiglia dallo sguardo di chi non conosco bene, e volevo tornare ad essere attiva, a poter condividere una foto del mio nipotino e sentirmi dire che è bellissimo.

Ma pur avendo un profilo blindato, quest’uomo aveva visto il mio post.

Ho controllato, e scoperto che il post era pubblico. L’ho subito settato come privato.
Essendo la condivisione di un articolo da un grosso giornale (mi pare il New York Times) ho sperato che la provenienza fosse il problema.

Ma ho scorso tutti i post precedenti, e con raccapriccio ho visto che tutto – tranne le foto inserite negli album – era pubblico.
Credetemi quando vi dico che controllo regolarmente che quello che non voglio che sia pubblico rimanga privato.
Non ho mai trovato sorprese fino, appunto, due settimane fa:

privacy facebook
Questo è quello che mostrava la mia console: Facebook aveva tramutato TUTTO in pubblico, senza il mio consenso attivo.
Fossi in voi, controllerei subito lo stato del vostro profilo.

Appendice

Gente, ma che roba è questo gelato?? Secondo me lo fanno con il crack. Non potrebbe dare così tanta dipendenza altrimenti.

salted caramel haagen daz