Top 5 del mese: 5 cose belle di settembre 2017

Questa volta solo cose belle, quella “anche no” non l’ho trovata nel mio cuore. Buon segno, vero? Si parla di stivali di gomma, ippocastani, Ginger Bender, la borsa per portare 225 chili di ghiaccio, l’adrenalina di settembre.

1° cosa bella – matrimonio bagnato, matrimonio fortunato

matrimonio red carpet cake designBene, a un anno dalla legge che permette (graaaazie tanto del permesso, troppo buoni, e lo diciamo con la testa sotto i vostri piedi e potete anche muovervi e noi zitti sotto) alle coppie omosessuali di registrare la loro unione civile in municipio, Marco e Davide si sono sposati.
Sì, i Red Carpet Cake Design – che su Cakemania sono una presenza fissa con i loro tutorial e le loro torte bellissime, e a casa mia con i loro pomodorini sottolio e le risate grassissime – hanno detto “lo voglio” nella sala più bella di Genova, circondati dagli applausi e la commozione di 230 persone, le signore tutte in lungo, cappellino e tacco 12 nonostante la pioggia biblica.

Pietro, io, photo bomb di marcella versione ectoplasma

Sì, c’era allerta rossa, tanto che abbiamo avuto paura che la cerimonia venisse rimandata, visto che per legge in questi frangenti dovrebbero chiudere tutti gli esercizi e pubblici uffici. E non si dovrebbe circolare.

Io non avevo il cappello perché non sarei stata a mio agio, così “evidenziata”. Ma ho fatto una concessione alla richiesta degli sposi di presentarsi in pompa magna: ho messo un rossetto rosso-evidenziatore, en pendant con l’allerta.

Scusate il capello di ostia di Lucia Simeone. Insomma, si poteva mangiare e lei lo ha messo sotto il diluvio universale. Un mito, una leggenda della wafer paper.

Ma siamo stati tutti coraggiosi, e puntuali, e organizzati.

Nadia aveva il TROLLEY per il cambio!
Barbara e Liliana i copriscarpa da piscina!
Marcella metteva e toglieva sandali e Crocs a seconda di doveva passare; io ho tenuto direttamente gli stivali da marinaio fino al ricevimento, e lì ho messo le ballerine.
E comunque abbiamo dimostrato tutte grandissimo stile
Come in Sex and the City, ma meglio

A chi voleva decidere che questo matrimonio non s’aveva da fare: se non ora, quando?

matrimonio red carpet cake design

2° cosa bella – quando ti regalano un concerto

ginger bender

Quando ci siamo sposati io e mio marito, l’unica cosa che volevamo veramente era un servizio di piatti da 18 coperti total white, liscio, il più classico Ginori (già, immaginate come questo pensiero tenesse sveglio la notte il mio fidanzato).

Avendo parenti e amici sparsi ovunque, e nonne che avevano preso molto seriamente la questione, abbiamo fatto non una, non due, non TRE, ma quattro liste nozze (una, in verità, scelta nel negozio di paese dalla nonna di mio marito; da quella lista sono arrivati ad esempio i famosi “bicchieri di Enrico VIII”, sei oggettini in cristallo che sembrano mazze ferrate e che meriterebbero un post dedicato).

Marco e Davide, che vivono insieme da 10 anni, hanno già tutti i piatti bianchi e i bicchieri ferrati che gli servono, e che liste nozze non ne hanno fatte, hanno ricevuto un incredibile regalo, “aperto” davanti a tutti gli invitati durante il ricevimento al Teatro della Tosse: un concerto.

Esatto, dei loro amici hanno ingaggiato un duo, le Ginger Bender, per suonare alla festa.

E così ho scoperto quella che è ora una delle mie band preferite di sempre: due ragazze, due chitarre, un ukulele, grandi voci, un repertorio che va dal “porn blues” americano del primo ‘900 a Oci Ciornie ai loro brani in italiano.
Le trovate qui: facebook.com/gingerbendermusic

Ah, no, i piatti non ce li hanno mai regalati. Ce li siamo comprati da soli appena siamo stati abbastanza solvibili.

3° – cosa bella – la “boat and tote”

boat and tote LL bean

Ho questo problema da sciura borghese del primo mondo: tutti i fine settimana, da aprile a ottobre, lo passiamo qui ^.
Arrivati alla fine di agosto, però, non ne posso più di fare la valigia.
Voglio la mia casa, voglio stare ferma, voglio non dover portare il gatto avanti e indietro, voglio curare le mie piante, avere il wifi e guardare Netflix.

Però c’è una cosa che mi piace di tutto questo trambusto – la mia “boat and tote”.

È la borsa di tela cerata che vedete in foto, appendice immancabile delle sciure del New England: la fanno a mano nel Maine dal 1944, ed è stata progettata per portare a bordo fino a 225 chili di ghiaccio (anche se non so come ci starebbero dentro, visto che il volume massimo è 56 litri). Si sa: gli americani non levano l’ancora senza una scorta di birra ghiacciata.

La borsa pesa uno stonfo di suo, e se in questo è poco pratica, pareggia e guadagna punti con il suo design pulito, la robustezza, e il fatto che è una vera weekender per tre persone: basta questa per me, marito e figlio piccolo.
Se vi interessa, quella originale si compra qui. La misura più grande costa 37€

4° cosa bella – settembre is the new gennaio

Finalmente tornata nel mio studio!

Non so più su quale blog ho letto questa frase, ma incarna perfettamente il mio zeitgeist.

Dal rientro dalle vacanze ho guardato all’inizio della scuola e alla ripresa della mia routine domestico-lavorativo-ginnico-culinaria con grande anticipazione: avere la casa in silenzio per me per sei ore consecutive, poter stare al computer e autointerrompermi solo quando mi va un pezzo di gouda, andare a yoga e forse pilates, rimettere mano alle mie pentole preferite, il forno nuovo, i frullatori, la planetaria.
Pranzare sul divano guardando Peep Show con Pietro, restare in pigiama finché non devo proprio uscire.
Non dover fare quella che dà il buon esempio, insomma.

Ma soprattutto, è a settembre che si riparte di slancio con nuove idee per il lavoro, per la casa, per se stessi e la famiglia, no? Abbiamo avuto l’estate per pensare a come riprendere l’anno e siamo tutti pronti a sentirci proattivi.

Gennaio è solo per risoluzioni morali, come la dieta. Quelle rimandabili.

Settembre è per le cose pratiche.

5° cosa bella – le castagne matte

horse chestnut

Rientrare in città a settembre e passare in una certa piazzetta del mio quartiere circondata da ippocastani mi fa sempre venire il groppo in gola: una specie di sindrome di Stendhal verde.
Arriva dai tempi in cui i miei nonni abitavano a Londra e tutto era bellissimo per me.
Gli ippocastani di Greenwich Park, i picnic sotto quei giganti verdi, la mia insistenza di bambina di voler mangiare quelle castagne così grosse, liscie e perfette, e il nonno John che con dolcezza e pazienza mi ripeteva ogni volta che erano “horse chestnuts”, per i cavalli.
Non mi sono mai data per vinta, non è credibile: prima o poi ne assaggerò una.

Intanto, ogni anno in questo periodo raccolgo tre castagne matte per farmi compagnia nei mesi a venire: una da tenere sulla scrivania, una nella borsa, una nella tasca della giacca.
Le scelgo con cura, cerco quelle più sferiche, della misura giusta per stare chiuse nella mia mano e essere roteate e accarezzate.

Mi rilassano, mi fanno sorridere, mi consolano, mi fanno chiudere gli occhi.

La cosa ancora più bella di questo settembre? Oggi il piccolo è tornato a casa felicissimo da scuola, si è infilato la mano in tasca e con gli occhi fiammeggianti mi ha detto: “Guarda cosa ho trovato mamma! Si può mangiare??”

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