Le torte di Andy Warhol

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Prima di inventare la pop art e nobilitare il concetto di commerciabilità in ambito artistico, Andy Warhol era stato l’illustratore più richiesto del circuito pubblicitario newyorkese.
Arrivato da Pittsburgh nella Grande Mela nel 1949 insieme ad alcuni compagni di studi, Warhol si creò subito un’immagine professionale stravagante: lo chiamavano “lo straccione” per le scarpe bucate e schizzate di pittura, le camicie sdrucite e l’abitudine di indossare sempre un paio di pantaloni beige. Era un look bohémien artefatto, che unito ai suoi modi timidi e alla voce sussurrata intenerì gli art director delle maggiori riviste: Vogue, Harper’s Bazar, Glamour, McCall’s, il magazine del New York Times nel giro di quattro anni erano già tutti suoi clienti, e lo stile di Warhol (la tecnica della “blotted line”, i temi-feticcio delle scarpe, i cherubini, le farfalle, i cuori e i fiori) si impose sull’estetica del tempo.

Anche quando cominciò a guadagnare bene e a potersi permettere abiti e scarpe costose Warhol deturpava il suo guardaroba con strappi e inchiostri, lasciando addirittura che la miriade di gatti che vivevano con lui vi urinasse sopra.
L’altra abitudine dei tempi di magra che non abbandonò fino agli anni ’80, quando si fece più salutista, era quella di cibarsi quasi unicamente di dolci. A cominciare dal periodo in cui viveva in appartamenti fatiscenti, Warhol frequentava le più lussuose pasticcerie della città (la Palm Court dell’Hotel Plaza, Café Nicholson, Serendipty), dove si sedeva e ordinava una torta da compleanno, capace di mangiarsela tutta da solo e di portarsi a casa pure un vassoio di paste.
Non solo goloso, ma sempre attratto dalle cose belle, si cimentò anche nei disegni di dolci, gelati e gelatine.
Le illustrazioni che vedete qui risalgono agli anni ’50 e provengono dalla sua attività di grafico pubblicitario ed editoriale (in particolare dal libro Wild raspberries, ricettario dell’assurdo che pubblicò e distribuì a sue spese nel 1959 insieme all’amica Suzie Frankfurt, autrice dei testi).

Warhol possedeva delle copie ottocentesche dei più celebri manuali di cucina francese: Le pâtissier pittoresque di Antonin Carême, detto “il Palladio della cucina”, e La cuisine classique di Urbain Dubois, chef dei reali russi e prussiani; entrambi i volumi erano corredati da illustrazioni di dolci ad alto impatto scenografico che devono aver influenzato l’immaginario dell’artista americano, famigerato per la sua capacità di intuire il potenziale delle idee altrui e a catalizzarle nella sua opera, più che famoso per la capacità di creare qualcosa di totalmente inedito.
Ciononostante, con la loro elegante leggerezza nello schema dei colori e dei decori, i dolci vagheggiati da Andy Warhol rimangono a distanza di 60 anni un simbolo assoluto di bellezza.

Incisioni tratte da La cuisine classique (in alto) e Le pâtissier pittoresque (in basso)