“Ubi calor, sirenae cessant!”- storia del cake topper che visse tre volte

La sirena n°1 © Red Carpet Cake Design
La sirena n°1 © Red Carpet Cake Design

Capitolo 1 – Autogrill inferno
Questa non è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Gluck in una casa fuori città. Questa è la cronaca di come una scultura in pasta di zucchero lotta con il caldo e l’umidità, muore, rinasce e poi finisce definitivamente di esistere.
A fine maggio in vista dell’estate decido di provare una nuova pasta di zucchero da modellaggio, e siccome le sirene sono un tema molto affascinante ma anche abusatissimo, decido di realizzarne una ma in versione un po’ alien-fashion.
Così inizia l’avventura della scultura in pasta di zucchero che è diventata l’icona della prima edizione del nostro recente Summer Cake Festival 2013.
Non fidandomi del tutto del nuovo materiale realizzo la roccia e la coda della sirena con una pasta “di fiducia” non da modellaggio, fidarsi è bene ma…
Ed eccoci al corpo… essendo ancora restio all’armatura metallica  delle sculture in zucchero , costruisco tutto intorno ad un perno centrale, un unico spiedino di bambù.
La morale della favola, che anticipo senza menare cani per l’aia, è:
non fidatevi mai di materiali che non avete testato;
se centinaia di artisti armano i corpi delle sculture in zucchero un motivo c’è!

Ecco i fatti. La nuova pasta di zucchero da modellaggio, come il canto di una sirena, mi incantava per le acrobazie che permetteva di fare senza passaggi intermedi di essiccamento dei pezzi, sicché, preso dall’entusiasmo mi lancio in una super capigliatura tutta ciuffi effetto “brezza marina a novembre durante una sfilata di moda a Parigi”.
I maxi-occhi ipnotici terminano con orgoglio il volto un po’ inquietante della sweet-alien siren.
Vanitosa come solo una sirena sa essere, la sirena ha subito preteso di farsi fotografare in ogni posa e luce, e appena ha saputo del festival ci ha messi a perdere per diventarne l’icona! Diceva che come richiamava lei le persone… Stremati accettiamo di utilizzare la sua immagine e dopo varie contrattazioni ci facciamo firmare la liberatoria per poterla pubblicare…
Ah, dimenticavo: nel contratto ha preteso di essere il soggetto del corso d’apertura del festival e siccome sul Red Carpet siamo abituati alle dive, ci siamo lasciati convincere.
Arrivati a fine luglio la sirena, autoproclamatasi regina delle sirene di zucchero, non manifestava alcun tipo d’insofferenza al caldo e con fiducia la caricammo in auto per affrontare i 1200 km che ci dividevano da Gallipoli, meta finale del viaggio e location del festival.
Due le tappe intermedie: la Toscana e la Campania.
La verifica in Toscana dava una sirena integra, un po’ stufa del viaggio ma integra.
Il secondo check campano dava un’avvisaglia di insofferenza con ciuffi di capelli sul pavimento. Abbiamo pensato ad un’alopecia da capriccio, così come fanno i pappagalli quando vengono lasciati troppo soli dai padroni.
Gli ultimi 400 km sono stati quelli della sorpresa. Distratti dalla stanchezza e dal caldo ci siamo fermati in un autogrill per 15 minuti parcheggiando sotto le tettoie la cui ombra però non copriva anche il portabagagli.
Arrivati a destinazione un urlo nel silenzio della notte si levò: la bellissima regina sirena si era sciolta trasformandosi nella nonna centenaria della stessa! Capelli mosci e unti, corpo ingrassato e gobbo, sembrava ormai la regina di Biancaneve dopo la trasformazione, solo gli occhi ricordavano i tempi in cui beltà splendea negli occhi suoi ridenti e fuggitivi!
Il resto della scultura era ok (pasta di zucchero vecchia fa buon brodo) e quindi con rammarico, ma anche con una luce in fondo al tunnel, capii di poter rimettere mano al tutto.

Capitolo 2 – Araba Fenice effect

Se l’uccello mitologico risorge dalle sue ceneri, dalla pasta di zucchero sciolta non nasce nulla se non lacrime.
Capitolo nuovo, pasta di zucchero nuova.
Non che la pasta di zucchero precedente fosse malvagia, ma essendo veramente molto grassa col caldo non aveva un buon rapporto.
Con pazienza e lavorando a 18° gradi nel centro di cake design che ci ha ospitati tutto il mese, la sirena rinasce.

La sirena n°2 © Red Carpet Cake Design

Cioè, un’altra sirena nasce, più aggraziata nello sguardo e un po’ meno selvaggia nella capigliatura.
Appena ha avuto possibilità di parlare anche la nuova sirena ha avanzato pretese: chiedeva di distinguersi dalla sua antenata!
Permesso accordato: tonalità della pelle cambiata, sguardo mutato, gioielli più ricchi.
Finalmente rinasce e, come la precedente sua ava, si autoproclama regina pretendendo di presiedere a ciascuno degli eventi programmati: sarà con noi nella vetrina con la modella ingioiellata in ghiaccia, presiederà ai corsi, e infine pretenderà un posto d’onore nell’esposizione all’Ex Mercato coperto.
Quello che la poverina non sapeva è che le grandi vetrate dell’Ex Mercato Coperto all’entrata del centro storico di Gallipoli, se la notte permettevano agli sguardi curiosi dei passanti di  ammirarla, di giorno erano, ad una certa ora, la porta d’entrata di un raggio di sole diretto.
Questo raggio di sole, che si faceva strada tra i palazzi antichi entrando da quella grande vetrata dalle 16.00 alle 17.00, è stato la causa  della sua fine.
Il primo giorno nessuno si era accorto di questo pericolo per via di un cielo instabile e annuvolato.
Il secondo giorno, il suddetto raggio, approfittando dello spiraglio, è entrato con potenza nello spazio e innamoratosi della sirena ha amoreggiato con lei per più di un’ora.
Un amore che alla poverina è costato la vita (potrei dire che ci siamo dimenticati di rimettere gli scuri la sera precedente e che quindi la sirena si è sciolta per il troppo calore, ma chi leggerebbe una storia così poco romanzata?).
Stessa sorte quindi anche per la seconda sirena: gobba, afflosciata e grassa, ma con un viso che ancora rimandava alla sua passata beltà. Sconfortus maximus!

La sirena n°2, sciolta dal raggio di sole © Red Carpet Cake Design
La sirena n°2, sciolta dal raggio di sole © Red Carpet Cake Design

Per fortuna nello stesso periodo una nuova creatura aveva preso forma, la sposa-sirena, con corpo armato… forse è stata la voglia di protagonismo di quest’ultima a favorire l’accaduto, o forse le sirene non familiarizzano volentieri tra loro, fatto sta che terminato il suo abito in pizzo durante la dimostrazione, ha avuto poi il tavolo espositivo tutto per sé, ha fatto la sua bella figura per due giorni e ha superato il viaggio di rientro senza danni.
Che sia la fine di una tragica staffetta? Per adesso rimane nella sua scatola, non senza protestare!